
EDITORIALE – I tempi difficili sono i migliori per rivelare la natura degli uomini. Questa del Covid-19 non è solo un’emergenza sanitaria seria, è qualcosa di più. Il lockdown ha piegato il sistema economico e inciso su quello sociale.
Rimarrà la ferita. La situazione è complicata, non va nascosto. Guardiamo con grande vicinanza alla condizione dei lavoratori del comparto Ho.Re.Ca., alle associazioni del terzo settore che sono in difficoltà, a chi lavora su festival, iniziative, eventi.
La parola a cui bisogna guardare è senza dubbio ripartenza. Con tutte le precauzioni e con la massima capacità di stoppare la giostra alla prima avvisaglia di aumento dei contagi. Perché la cosa peggiore di una ripartenza graduale è ripartire e poi tornare in lockdown.
In questo scenario di una complessità enorme torniamo agli uomini che incontreremo. Abbiamo individuato tre categorie che, a nostro avviso, ci permetteranno di capire meglio cosa si andrà a muovere e perché.
Gli uomini “casa”, li riconosceremo perché hanno capito che se appicchi l’incendio, in questo momento, ci rimani bruciato anche tu. Sono persone della costruzione, meglio della ricostruzione. Sono consapevoli che non sarà facile e che le variabili in campo sono molte. Li si riconosce perché rimangono in silenzio e si sforzano di dare un apporto positivo. Non li ascolterai mai lamentarsi, né vedrai praticare il gioco più popolare in Italia. Che non è il calcio ma lo gettare palate di sterco in ogni direzione, sempre e comunque.
Sono uomini “casa” in questo particolare momento i medici e il personale sanitario e no negli ospedali. Testa bassa e lavorare, questa la loro etica. Stessa pasta i volontari: quelli della Croce Rossa, della Protezione Civile, dell’associazione nazionale Carabinieri, della Caritas. Ma anche realtà più strettamente territoriali. Ci piace citare in modo particolare Viterbo con Amore e il suo presidente Domenico Arruzzolo. Così come tra gli uomini “casa” troviamo la chiesa e le altre comunità religiose che sempre hanno predicato compostezza e fatto richiamo alla fortezza (non alla forza). Ovviamente, grazie al cielo, in questa categoria ci sono anche tanti politici. Purtroppo non tutti perché alcuni li conosceremo come “ometti faina”. Non è un discorso di partito d’appartenenza perché anche all’interno dello stesso partito ci sono uomini di natura differente. Pensarla diversamente sarebbe una banalizzazione da “ometti faina” appunto.
Chi sono? Quelli animati da un ragionamento tanto sterile quanto dannoso: “Adesso soffio sul vento per ottenere un vantaggio. Per guadagnare consensi”. Li riconosci perché sono gli eterni allenatori della nazionale di calcio. Appena apriranno i bar andranno a predicare sulle solite cattedre. Sanno benissimo chi sono i colpevoli di tutto, quali sono le soluzioni a ogni cosa: tanto si parli di virus quanto di economia. Una domanda mi sono sempre posto su questa categoria: perché uno che sa tutto non ricopre alcun ruolo nell’organizzazione della società? Loro risponderebbero: “Perché è tutto corrotto”. Andiamo avanti. Gli uomini “mammella”.
Arriva prima il pianto lamentoso che loro. Lo stato è l’eterno colpevole, di alcune cose la ragione di tutti i mali è il Vaticano o varie. Della loro condizione hanno colpa sempre gli altri e alla fine ti rendi conto che si lamentano tanto perché sono abituati a piangere e ottenere. E’ un meccanismo della prima infanzia che non hanno mai abbandonato, perché magari qualche risultato lo porta pure. A differenza degli uomini “casa” li vedrai sempre ciondoloni e senza fare nulla. Il lamento costante e continuo è la loro attività primaria, ma anche quella secondaria. Non sono dannosi come le faine ma inquinano e rendono tossici gli ambienti che frequentano.
C’è una verità che ci sentiamo di affermare. Usciremo dalla palude fangosa in cui siamo soltanto con impegno, lavoro e sacrifici. Non esistono semplificazioni possibili. E’ importante ora sapere riconoscere gli “ometti faina” e gli uomini “mammella” per tenerli alla larga. Non porteranno mai niente di buono se non la loro maledizione. Dovremmo sforzarci invece tutti di divenire uomini “casa” perché se non lo sistemiamo noi il Paese nessuno verrà a farci regali.

















