Amare i partiti, l'unico modo per sconfiggere i generali di carta
Roberto Pomi
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Volere bene ai partiti. Dovrebbe questo essere un imperativo categorico per un uomo contemporaneo, democratico, con del sale in zucca e capace di tirarsi fuori dalle inutili e sterili e trite derive ideologiche. L’ideologia è un grande aggregatore, spesso – troppo spesso – nelle mani di qualcuno. Con l’ideologia puoi trovare soldati, puoi diventare generale. L’altra strada è la furbizia e il clientelismo. Anche il clientelismo è formidabile, ti rende generale di un esercito di straccioni (non importa se lo siano materialmente o mentalmente).

Così, grazie all’ideologia e alla furbizia e al clientelismo, ci troviamo in mano ai generali di carta. Chi sono? Qualcuno li chiama “capibastone”, altri più morbidamente parlano di capicorrente. Guardatevi intorno. Di chi sono i partiti? Sono forse della gente che li vota? Rispondono alle esigenze della parte che li ha votati per essere rappresentati? All’interesse generale del Paese, di una Regione, di un Comune?

Cartine di tornasole importanti, nel poter fare queste valutazioni, sono i circoli. Guardate il territorio di Viterbo, ma anche l’intera Tuscia o tutta l’Italia. Chi decide nei partiti? La maggioranza che si incontra e dibatte? O il capobastone che ha più numeri di telefono di fedelissimi salvati sulla scheda sim?

E come si fa ad avere tanti numeri di telefono sulla propria sim? Con la buona condotta? Con l’esempio del capo? Con le idee capaci di costruire benessere e ricchezza collettiva? 

Oppure, cambiando verso, si ottiene il risultato foraggiando chi entra nella squadra? O mettendo alla berlina chi non appartiene alla cerchia? O facendo fare buoni affari a qualcuno alle spalle della collettività? 

Quanti di voi amano i partiti? Quanti frequentano le sezioni, i circoli, le assemblee? Non amare i partiti, essere lontani dalla vita dei partiti ci ha regalato questo presente. Un presente di precariato per i figli, di disoccupazione per i padri, di file interminabili per dei diritti che non ti verranno mai concessi se non conosci il santo in paradiso.

Allora non è forse il caso di cambiare verso veramente? Amate i partiti, frequentateli. Solo così è possibile spezzare il gioco dei generali di carta. 

800 Monastero
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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