

VITERBO – Diciamoci la verità: parlare del “caro estinto” evoca sempre un misto di rispetto, scaramanzia e, inevitabilmente, un’occhiata istintiva al portafoglio. Perché se è vero che la morte è l’unica certezza democratica della vita, l’addio terreno ha un prezzo. E non è affatto lo stesso ovunque.
Organizzare un funerale nella Tuscia viterbese significa muoversi in un territorio di profonde tradizioni, dove il rito comunitario ha ancora un peso specifico enorme, ma dove occorre fare i conti con un prezzario ben preciso. Tra agenzie storiche, tasse comunali e scelte di sepoltura, ecco quanto costa, cifre alla mano, lasciare questa valle di lacrime nella provincia di Viterbo.
La forchetta dei prezzi: dal Servizio “essenziale” al solenne
Il costo medio per un servizio di onoranze funebri nel viterbese oscilla generalmente tra i 1.700 € e i 3.500 euro. Questa cifra, tuttavia, rappresenta solo la “base d’asta” del servizio dell’agenzia (bara, carro funebre, vestizione e personale).
Possiamo dividere le opzioni in tre grandi fasce. Funerale “essenziale” (o economico): parte da circa 1.250 euro – 1.500 euro. Comprende una cassa in legno semplice (abete o pino), l’auto funebre standard e il personale strettamente necessario per il trasporto. Funerale “standard” (il più richiesto): si attesta intorno ai 2.200 euro – 2.800 euro. Qui la scelta del legno sale di qualità (frassino o larice), sono inclusi i manifesti da affiggere nei borghi della Tuscia, i primi addobbi floreali e una gestione più completa delle burocrazie. Funerale “solenne”: Può superare tranquillamente i 4.500 euro – 5.000 euro. Entrano in gioco bare pregiate (rovere o mogano lavorato a mano), carri funebri di lusso, fiorai di grido e servizi accessori come la musica in chiesa o il passaggio alla “casa funeraria”.
Cremazione o sepoltura tradizionale?
La scelta della destinazione finale della salma è la voce che più di ogni altra sposta gli equilibri del conto finale. Anche nella Tuscia, tradizionalista per vocazione, la cremazione ha preso largamente piede. La tariffa ministeriale per la cremazione stessa si aggira sui 600 euro. Per i residenti nel Comune di Viterbo, la tariffa di cremazione è storicamente agevolata a circa 150 euro (a cui sommare circa 200 euro di spese per l’espletamento delle pratiche). A questo vanno aggiunti il costo dell’urna cineraria (da 60 euro a 250 euro) e l’eventuale spargimento delle ceneri nei giardini cimiteriali autorizzati (circa 200 euro).
Se si sceglie la terra (inumazione) o il loculo (tumulazione), il costo smette di dipendere dall’agenzia funebre e passa in mano ai singoli Comuni della provincia. La concessione del loculo è la nota dolente. Ogni Comune ha il suo tariffario. Si va da poche centinaia di euro nei piccoli paesi dell’alto viterbese, fino a cifre che possono toccare o superare i 2.000 – 3.000 euro per i loculi nelle file più comode (“a portata d’occhi”) nei cimiteri dei centri più grandi come Viterbo, Tarquinia o Civita Castellana.
I costi “invisibili” che fanno lievitare il conto
Quando si compila il preventivo ci sono piccoli dettagli che sommati fanno massa. I manifesti a lutto e necrologi che tra stampa e diritti comunali di affissione lascia nel piatto dai 50 ai 150 euro. Poi ci sono i fiori. Un copricassa dignitoso e un paio di cuscini di fiori per la chiesa variano dai 15o ai 400 euro. Quindi i diritti sanitari e parrocchiali. Si tratta delle tasse asl per il trasporto salma e l’offerta (spesso libera ma di fatto codificata) per la chiesa e il parroco che aggiungono altri 150 – 250 euro al totale.

















