Lorenzo Ciorba negativizzato al Coronavirus. Il figlio Marco: "Ha sconfitto il mostro, grazie a chi lo ha aiutato a uscire dall'inferno"
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VITERBO - Lorenzo Ciorba vince il Coronavirus. Dopo ventisette giorni di ricovero a Belcolle il noto e apprezzato commercialista viterbese è guarito. "Mio padre ha combattuto come un leone e ha sconfitto il mostro. Si torna a casa", il commento felice del figlio Marco.

VITERBO – Lorenzo Ciorba vince il Coronavirus. Dopo ventisette giorni di ricovero a Belcolle il noto e apprezzato commercialista viterbese è guarito. “Mio padre ha combattuto come un leone e ha sconfitto il mostro. Si torna a casa”, il commento felice del figlio Marco.

“Un grazie a tutti per la vostra immensa vicinanza, un abbraccio con tutto il cuore ai medici e agli infermieri, che lui chiama con amore i suoi angeli, perché lo hanno aiutato a ritornare dall’inferno. Sono stati momenti bruttissimi, da incubo e questo maledetto virus ha piegato la nostra famiglia ma non ci ha spezzato, abbiamo combattuto da soli senza il supporto delle istituzioni contro il virus e la mala gestione pubblica della pandemia, ma intorno a noi hanno fatto quadrato tantissimi amici, un esercito di persone comuni che ogni giorno ci ha sostenuto nella nostra battaglia ed oggi dopo tanti giorni bui finalmente riusciamo a rivedere la luce.

Sono sicuro che molto presto tutti insieme, ognuno facendo la sua parte, riusciremo a vincere questa guerra e liberare la nostra amata Italia da questo invisibile nemico. Ce la faremo, forza”. Il commento di Marco Ciorba.

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Le più avanzate soluzioni tecnologiche oggi ci mettono a disposizione pacemaker e persino cuori artificiali, braccia e gambe meccanici che sopperiscono ad un handicap fisico, chip sottocutanei per pagare con il pos e aprire porte e siamo sulla buona strada per restituire la vista ai non vedenti ...

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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