L'ora più difficile: stringiamo i denti e rimaniamo a casa
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EDITORIALE - Siamo davanti all'ora più difficile. La giornata di ieri ha fornito un dato positivo per il Viterbese: zero contagi. Una notizia bellissima e al tempo stesso pericolosa. Non deve passare infatti il messaggio che il peggio sia alle spalle e non possiamo permetterci rilassamenti.

EDITORIALE – Siamo davanti all’ora più difficile. La giornata di ieri ha fornito un dato positivo per il Viterbese: zero contagi. Una notizia bellissima e al tempo stesso pericolosa. Non deve passare infatti il messaggio che il peggio sia alle spalle e non possiamo permetterci rilassamenti.

Il Centro Italia è stato graziato fino a ora ed è impegno e dovere di ognuno di noi, nessuno escluso, mantenere questa situazione. L’unica partita che possiamo giocare è quella di scongiurare la diffusione del virus. Non farlo non significa essere furbi, come qualcuno potrebbe essere tentato a ritenersi. Significa tradire l’immenso lavoro che i medici, gli infermieri e tutto il personale degli ospedali sta portando avanti da settimane.

Significa non avere rispetto degli uomini e delle donne, straordinari, delle forze dell’ordine: polizia, carabinieri, guardia di finanza, polizia locale. Così come di tutti i lavoratori che stanno mandando avanti l’Italia. 

E’ difficile per tutti ma il sacrificio richiesto è quello di rimanere in casa, senza rischiare di ammalarsi di un virus che ha dimostrato di potere uccidere a qualsiasi età. Accogliamo i messaggi di forza e speranza dei sindaci, baluardi dello stato in questo contesto, e delle guide religiose delle nostre comunità. Utilizziamo questo tempo per ristrutturare noi stessi, per andare oltre le inutili e sciocche critiche che per troppo tempo hanno accompagnato la nostra vita. Servirà unità per ricostruire il Paese, per avere la massima energia e non finire nelle sabbie mobili delle contrapposizioni. Facciamo la cosa giusta: restiamo a casa altrimenti rischiamo di allungare i tempi di uscita da questo incubo e di mandare alla malora il sistema economico. 

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Le più avanzate soluzioni tecnologiche oggi ci mettono a disposizione pacemaker e persino cuori artificiali, braccia e gambe meccanici che sopperiscono ad un handicap fisico, chip sottocutanei per pagare con il pos e aprire porte e siamo sulla buona strada per restituire la vista ai non vedenti ...
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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