

VITERBO – C’è qualcosa di misterioso e ostinato in quegli uomini che, scarpe logore ai piedi e un bastone nodoso in mano, continuano a camminare lungo i secoli. Non fuggono da nulla, eppure cercano tutto. Viterbo, antica città di torri e di silenzi di tufo, lo sa bene. E si prepara a celebrare, dal 19 al 27 settembre 2026, la sesta edizione della Settimana del Pellegrino.
Promossa dall’Associazione Amici della Via Francigena Viterbo APS, la manifestazione irrompe nel calendario cittadino con la forza silenziosa di un richiamo antico, incastonandosi quest’anno persino nella solenne cornice del Giubileo Francescano. Perché qui, tra queste pietre cariche di storia, le strade non sono mai soltanto linee tracciate sulle carte geografiche. Sono vene vive.
Il mistero della strada e la memoria dei secoli
I giorni della festa saranno un susseguirsi di incontri e di visioni. Ci sarà una mostra a raccontare i cammini di ieri e di oggi, quelli battuti da folle di penitenti e quelli deserti, dimenticati dai più, che corrono lungo i crinali. Cose che a guardarle mettono una strana inquietudine, come se i passi di chi è passato cinquecento anni fa risuonassero ancora, impercettibili, dietro le mura di San Lorenzo.
Uno spazio denso di raccoglimento sarà dedicato al poverello di Assisi, con un’esposizione ispirata al Cantico delle Creature e la relazione storica curata da don Mario Brizi, intitolata Francescani a Viterbo: 800 anni di storia. Otto secoli. Un battito d’ali rispetto all’eternità, ma un abisso per noi che misuriamo il tempo con i rintocchi frenetici degli orologi.
Il ponte invisibile tra Viterbo e Tui
Poi c’è il prodigio della geografia che si accorcia. La professoressa Alessandra Croci svelerà il progetto di gemellaggio tra Viterbo e Tui, la perla galiziana sulla via per Santiago. Cento chilometri alla tomba di Pietro per i viterbesi, cento chilometri alla tomba di Giacomo per la cittadina spagnola. Due avamposti dell’anima separati da montagne e mari, eppure stretti dallo stesso destino millenario: accogliere l’uomo che cammina, lo straniero, colui che bussa alla porta chiedendo soltanto un riparo e un pezzo di pane.
E infine loro, le credenziali. Quel libretto di carta semplice che a veder così sembra poca cosa, eppure racchiude il senso di un’esistenza. Timbro dopo timbro, chilometro dopo chilometro, il viandante vi affida le proprie fatiche, le vesciche, il vento in faccia e i volti incontrati nei borghi sperduti. Un lasciapassare per l’ignoto, consegnato a chi parte affinché non si perda.
Viterbo spalanca le porte. Nel grande teatro del mondo, dove tutti corrono senza sapere dove andare, c’è ancora chi si ostina a procedere alla velocità dell’uomo. Un passo dopo l’altro, incontro all’Infinito.


















