

SPECIALE – C’è stato un tempo in cui la modernità, a Viterbo, non arrivava con un click o con le luci fredde dei grandi centri commerciali asettici di oggi. La modernità, quella vera, profumava di caffè, di detersivo appena scartato e di novità assoluta. Quel tempo si chiamava “Okay”. Il primo vero grande supermercato della città, un nome che non era solo un’insegna, ma un traguardo di civiltà per i viterbesi che, fino ad allora, erano abituati a fare la spesa tra i banchi del mercato e le botteghe di quartiere.
L’Ok non era solo un punto vendita: era il luogo dell’incontro, il posto dove si andava per sentirsi un po’ come nelle grandi metropoli americane viste nei film. Tra quelle corsie, per la prima volta, la spesa diventava un rito individuale, un percorso fatto di carrelli che tintinnavano sul linoleum lucido e scaffali che sembravano non finire mai. Per Viterbo, l’Okay è stato lo spartiacque tra il passato e il futuro.
Ma la gloria di quel supermercato viterbese superò ben presto i confini provinciali per entrare, dalla porta principale, nella mitologia del cinema italiano.
Quando l’Okay divenne il set di “Grandi Magazzini”
Nel 1986, quando il regista Castellano & Pipolo decisero di girare “Grandi Magazzini”, la commedia corale più celebre di quel decennio, non scelsero un set di cartapesta. Cercavano un luogo che avesse l’anima, che fosse autentico, moderno e pulsante. E lo trovarono proprio qui, all’Ok di Viterbo.
Per i viterbesi di allora fu un evento epocale. Vedere le star della comicità italiana – da Enrico Montesano a Lino Banfi, da Paolo Villaggio a Christian De Sica – aggirarsi tra quegli scaffali dove, fino al giorno prima, facevano la fila per il pane o il latte, ebbe il sapore di un cortocircuito surreale. Per qualche settimana, Viterbo divenne il centro del cinema italiano. Le corsie del supermercato furono invase da cineprese, cavi, attori in costume e la frenesia tipica di un set in piena regola.
Chiunque varchi oggi la soglia della memoria di quel luogo, non può non sorridere ricordando l’impiegato sfortunato o il direttore vessatore di quel film cult. Il supermercato Okay, nel girato di Castellano & Pipolo, perse la sua identità locale per diventare il “Grande Magazzino” per eccellenza, quello dove la vita degli italiani – fatta di piccole ambizioni e grandi comicità – andava in scena quotidianamente.
Un pezzo di cuore, più che di storia
Oggi, guardando a quel periodo, l’Okay non è solo un ricordo commerciale. È la testimonianza di una Viterbo che sapeva aprirsi al nuovo senza perdere il suo spirito popolare. È il simbolo di un’epoca in cui la vita di provincia era ancora capace di incrociare lo spettacolo, la cultura di massa e quel sano orgoglio di sentirsi, per un momento, “al centro del mondo”.
Il supermercato Ok non esiste più da tempo, i tempi sono corsi via, ma per tanti viterbesi, passando da quelle parti, resta ancora l’eco di quel set frenetico e il ricordo di quando, proprio lì, la normalità di una spesa si trasformava in una gag destinata a diventare eterna. In fondo, è proprio questo che fa dei luoghi comuni dei luoghi magici: saper accogliere la storia, quella grande del cinema e quella piccola, quotidiana, di chi tra quegli scaffali ci ha visto nascere il domani.

















