
VITERBO – Sandro Rossi strappa con chi ha deciso le misure di ordine e sicurezza su questo Trasporto. L’ha fatto in maniera diretta, dal palco del Teatro dell’Unione. Non è scontato che stasera il Trasporto venga portato a termine. “Bisogna iniziare a cambiare e questa sera cambiamo”, le parole pronunciate sul palco. Come? L’ha detto chiaro: “Se quando arriviamo a piazza del Teatro non c’è la gente ci fermiamo lì”.
Il capofacchino ingaggia una sorta di braccio di ferro, che non guarda al tre settembre del prossimo anno ma parte già da questo. I destini del Trasporto sembrano dunque legati alle decisioni che saranno prese su quella piazza in poche ore. Sempre che in così poco tempo possa cambiare qualcosa. Con la piazza vuota la Macchina rimane davanti a quel Teatro dell’Unione da dove il Sodalizio ha restituito quello che viene chiaramente definito come uno schiaffo alla tradizione più importante per la città di Viterbo.
“Siamo andati alle riunioni di sicurezza. Abbiamo spiegato, abbiamo detto. Ci abbiamo parlato a quattr’occhi, a sei occhi. Alla sindaca l’ho sfinita. A oggi la situazione non è cambiata per niente. Io vorrei capire se la legge in Italia è uguale per tutti, purtroppo non è più così da tempo. Perché le quattro macchine a spalla come la nostra non hanno queste restrizioni? Io ho avuto il piacere di andare a Nola, lì se non c’è il contatto fisico con le persone la festa non si fa. Ci sono 45mila persone in una piazza e qui per tutta Viterbo hanno previsto 25mila persone, lasciando tutti spazi vuoti. Non è possibile che chiunque viene detti regole nuove. Al Circo Massimo che legge hanno adottato? Con Vasco Rossi che legge hanno adottato, me lo dite? Fatemi capire. Se la legge è una vale per tutti. Allora di fronte a queste cose, quando uno cerca di spiegare, di fare capire che in questa nostra festa vengono le famiglie, viene la gente che prega, che è tutta gente pacifica, con i carrozzini e ci sono le vecchiette con le sedie … Ma come bisogna spiegarla questa cosa? Questa cosa non la capisce nessuno, solo noi la possiamo capire, solo noi di Viterbo che l’abbiamo vissuta da quando siamo piccoli e chiunque viene non può avere l’arroganza di cambiare tutto quello che è la storia”. Le parole esatte pronunciate dal Capofacchino.
Un discorso che ha generato non poco scompiglio e che si configura come un vero e proprio passaggio del Rubicone dove i Facchini non intendono mollare. E se in altri giorni possono anche essere poco ascoltati nel giorno del tre settembre ogni singola loro parola è destinata a pesare tanto. Ogni parola pesa più della Macchina stessa perché senza quelle spalle la tradizione si ferma davvero e se questo dovesse accadere produrrebbe un rumore davvero gigantesco, complicato, imbarazzante.

















