

IL CORNER DEL PROFESSORE – Ricordo Martina, una ragazza che andava a fare le mani e piedi alla mia mamma. Quando mi disse come a Viterbo mancassero luoghi per i giovani chiesi: ”immagina di avere una bacchetta magica, cosa faresti per risolvere il problema?”. Mi rispose : ”luoghi per i giovani dove ci si può incontrare”. Chiesi specifiche o possibili piani immediati appunto usando la bacchetta magica. Dopo aver fatto la mano destra di mia madre mi guardò negli occhi e disse: ”In verità non saprei”.
Questa la differenza tra l’intellettuale e l’uomo della strada. Di fronte ai problemi, veri o percepiti, il primo ha mille soluzioni: parla, scrive, professa, provoca e spesso ottiene poco o nulla ma ha la totale responsabilità delle proprie scelte e di come spendere i propri soldi. Il secondo, forse per umiltà, non riesce neanche a rispondere e di conseguenza ottiene nulla ma sceglie cosa fare del proprio tempo e soldi. Incredibilmente stesso risultato: ottengono poco o nulla ma hanno il potere supremo della scelta.
Leggo una dichiarata provocazione nell’articolo dell’amico Francesco Mattioli, “Che fare? Domande che sarebbe bene porsi tra sogno e realtà” (leggi qui). Condivido col Foscolo lo “spirito guerriero ch’entro mi rugge” e non posso certo lasciar passare una provocazione. Nell’articolo vengo “elegantemente accusato” di sognare anziché proporre. In questo caso vengo assimilato a Piero Giordano, responsabile del domenicale de “La Fune” che inneggia alla Cultura in chiave moderna e commerciale. Bene, mi sembra che il teatro San Leonardo sia un perfetto esempio di quanto da lui proposto. Ovviamente agli individui le scelte e i successi.
Sono e resto terzo “tra cotanto senno” ma noto come entrambi, a mio parere, volino alto e spesso propongano argomentazioni basate su responsabilità altrui. A differenza dei due intellettuali sopra citati sono una persona semplicissima e penso a quello che posso fare io: responsabilità personale. Dico che c’è una enorme differenza tra responsabilità personali da una parte e direzioni politiche dall’altro. Un commerciante, che rischia del proprio, ha il diritto dovere di pensare alla propria famiglia, al proprio tornaconto e agli equilibri tra vita e attività commerciale. Ovviamente è per loro difficile vedere a 5 o 10 anni o al di là del proprio orticello. Non gli dite cosa fare, non è giusto.
Chi riesce a vedere lontano ha successo sia economico che di enorme ritorno di immagine. Eleonora Bonucci era imprenditrice all’avanguardia con e-commerce nel 2008. Onore a lei. Non siete d’accordo né con me né con quello che fanno i commercianti? Aprite il vostro punto commerciale e mostrate con l’esempio cosa fare. Ovviamente mostriamo rispetto a chi ha attività in centro ma se tengono chiuso a San Pellegrino in Fiore non chiedessero poi aiuto. D’altra parte, il politico spesso coinvolto in prima persona dai due intellettuali, tipicamente, calcola rispetto alla prossima elezione e non riesce neanche a vedere i problemi della società che stanno crescendo a dismisura. A Viterbo sono l’economia e la carenza delle nascite.
Provando a spezzare una lancia a favore degli eletti, come si fa a risolvere problemi complessi e di tutta la società mondiale, se il lasso temporale è al più il tempo tra due elezioni? Con quanto sopra intendo dire che dal piccolo imprenditore o dalla politica non ci possiamo
aspettare le soluzione per tutti. Esempi di successi individuali ci sono. Non è questo il punto. Qui scatta, almeno secondo me, il ruolo dell’intellettuale: almeno proporre modi di pensare.
Che fa Mattioli? Indica “..il centro storico ..deve diventare.. centro commerciale… accessibilità, fruibilità, servizi, sicurezza, seppur compatibilmente con la salvaguardia del paesaggio urbano originario”. In altre parole dà la colpa o dice cosa fare a tutti. Meno che a se stesso. Domando: fa la spesa al supermercato o all’alimentari sotto casa. L’unica variabile resta la scelta individuale di tutti i giorni. Continuo ad affermare che io stesso debbo essere pronto a spendere un euro in più e comprare il prosciutto tagliato a mano all’alimentari. Con le mie azioni quotidiane debbo essere il primo a cercare soluzioni, non l’ultimo dando la colpa ad altri. L’intellettuale, non certo io, deve offrire chiavi di lettura e pratiche motivate da argomentazioni intellettuali. Personalmente continuo a fare la spesa alla Pagnottella o al Nostrano. Vedete voi.

















