
VITERBO – Un po’ di verve ci sta. Anche una coloritura negli interventi ci sta. Ma all’ultima seduta del consiglio comunale è accaduta una cosa francamente imbarazzante. Una consigliera di minoranza si è rivolta ai consiglieri di maggioranza definendoli “poveretti” e paragonandoli a delle “statue di cera che hanno assistito impassibili al dibattito”.
Ora non ha importanza chi è stato a pronunciare quelle parole. Così come è indifferente soffermarsi su chi è di maggioranza o di opposizione. Quello su cui bisogna riflettere, senza invece fare finta di nulla, è il linguaggio utilizzato in una seduta di consiglio. Dare del “poveretto” a qualcuno non è una frase innocua. E non ci sta che un consigliere comunale, che rappresenta la città, si rivolga a un altrettanto rappresentante della città etichettandolo come “un poveretto”. E poi andando a condire aggiungendo “statue di cera”. Il tutto nell’indifferenza generale, come se un linguaggio che vogliamo definire “da bullo” sia accettabile e normale.
In realtà non tutti sono rimasti indifferenti. La capogruppo di Viterbo2020 Melania Perazzini è intervenuta replicando e respingendo quelle parole che le sono state riversate addosso a lei e agli altri uomini e donne della maggioranza. Anche perché, come Perazzini ha fatto notare, al di là del linguaggio (tema che la consigliera interessata non ha toccato) l’accusa di “non partecipare al consiglio”, espressa in modo inaccettabile e non consono da un consigliere, era tra l’altro infondata sul piano della realtà. In effetti sono stati diversi i consiglieri di maggioranza che hanno preso parte al dibattito.
Ma non è questo che ci interessa. Vogliamo evidenziare che atteggiamenti “bulleschi” siano entrati anche in consiglio comunale e che il presidente del Consiglio Marco Ciorba non abbia riportato al decoro la situazione. Distrazione? Sottovalutazione?
Non è la prima volta che l’aula del consiglio, luogo che merita rispetto, viene svilito da modi di affrontare il confronto poco consoni. Se si continua di questo passo prima o poi qualcuno si alzerà e rivolgendosi a un consigliere di cui non condivide le idee magari gli dirà: “Mettiti seduto che sennò te gonfio”. Consigliamo al presidente Ciorba di dotarsi di metadone per curare le astinenze da potere perché qualcosa sta sfuggendo di mano.


















