
VITERBO – C’è un’inchiesta della Corte dei Conti sul Comune di Viterbo. L’ipotesi della magistratura contabile è che ci sia un danno erariale, cioè un danno fatto ai cittadini attraverso una cattiva gestione della cosa pubblica.
La questione è molto più seria di quello che si possa pensare di primo impulso. Il tema è infatti incandescente, non tanto per l’esistenza (tutta da dimostrare nelle sedi competenti) di un possibile ammanco di circa 400mila euro per affitti non pagati (in una città dove si piange spesso miseria e la politica non ha mai i soldi per dare servizi efficienti e di qualità), ma piuttosto per l’ingiustizia che potrebbe essersi concretizzata e per giunta in un arco temporale talmente lungo da essere imbarazzante: venti anni. Ingiustizia rispetto ai cittadini che ogni mese l’affitto di casa se lo pagano e di commercianti che faticano a tenere la saracinesca alzata, spesso proprio a causa di affitti gravosi, e che di fatto potrebbero essere stati anche vittime di una sorta di “concorrenza sleale” in salsa viterbese. Ingiustizia che diventerebbe “imbarazzante” in chiave elettorale e su cui sarebbero chiamati a ragionare anche i vari partiti e movimenti di centrodestra e centrosinistra.
Da quanto si è appreso infatti la Guardia di Finanza starebbe passando in rassegna la questione affitti di appartamenti e negozi di proprietà del Comune dal 2004 a oggi. Stanno cercando riscontri sulla regolarità dei pagamenti, sulla regolarità dei contratti, sull’adeguatezza degli stessi rispetto alle tariffe di mercato.
Se risultassero evidenze di morosità non contestate e protratte per tempi lunghissimi, al di là del lavoro della magistratura che andrà a pronunciarsi, potendo anche chiamare a rispondere personalmente gli amministratori comunali ritenuti responsabili, si aprirebbe una questione politica. Diventerebbe imbarazzante continuare a volere essere protagonisti della politica locale per quelle figure verso cui venissero appurate delle responsabilità e nel parterre di chi potrebbe essere chiamato in causa ci sono, oggettivamente, nomi pesanti della scena politica locale. Pensiamo a Luisa Ciambella, vicesindaco e responsabile del Patrimonio in quanto assessore delegato nell’era Michelini, ma anche a Laura Allegrini, anche lei vicesindaco e responsabile al Patrimonio con il sindaco Giovanni Arena. Due donne di grande peso che siedono oggi tra i banchi dell’opposizione ma che potrebbero giustamente ambire a futuri ritorni da protagoniste.
Da qui la portata anche politica di questa inchiesta che rischia di avere conseguenze sugli scenari futuri del governo della città e di avere impatto anche sul futuro di partiti e figure politiche di primo livello.


















