L'importanza di una biblioteca 3.0 per Viterbo
Foto Francesco Mattioli
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Già diversi anni fa si pensò ad una sede bibliotecaria, a Viterbo, che non fosse solo innovativa sul piano dei servizi e delle architetture, non solo creasse un ponte fisico con i luoghi dell’accademia, ma che ospitasse anche le sedi delle associazioni locali operanti nella cultura.

IL PUNTO DI VISTA – No. Al volgere del secondo quarto del XXI secolo un discorso sulle biblioteche non riguarda più solo la conservazione di libri e documenti storici, non riguarda più solo un’architettura accogliente e magari avveniristica. Riguarda anche un cambio di passo. Un passo che sembra piccolo, come quello che fece Neil Armstrong mettendo piede sulla Luna, ma di incomparabile importanza in un mondo che sta velocemente cambiando, più di ogni secolo addietro.

Nell’immaginario collettivo la biblioteca – lo dice anche il suo nome – è un locale (théke), più o meno imponente, dove si custodiscono libri (biblìa). Si custodiscono perché sono un patrimonio di conoscenza, di saperi, di espressività filosofica, scientifica e letteraria, insomma di cultura e perché essi possano essere letti, consultati, studiati da chiunque ne sia interessato a qualche titolo. Così, generalmente, lo stesso immaginario collettivo si rappresenta una biblioteca, grosso modo, come uno spazio più o meno ampio dotato di comode scrivanie, dove studiosi e lettori siedono curvi davanti a un libro, magari un antico tomo, mentre alle pareti si ergono imponenti armadi pieni di volumi ben incasellati e numerati.

Basta visitare una biblioteca, che si tratti di un’ antica e seriosa istituzione, magari ecclesiastica, quella di una università, una biblioteca comunale o anche una scolastica, per conformarsi a questa visione colta e tutto sommato austera.

Molti di voi diranno: mica vero, ho visto biblioteche moderne che appaiono molto più accoglienti, disinibite e dinamiche. Sono d’accordo. Oggi la biblioteca cerca di apparire spesso meno austera; gode talvolta di meccanismi telematici d’avanguardia che facilitano la ricerca non solo del libro desiderato, ma anche di una ricca bibliografia su un argomento, con una distribuzione automatica e una ricca dotazione di materiale audiovisivo.

Inoltre da tempo la biblioteca è divenuta non solo centro di conservazione e di informazione libraria, ma una istituzione che cura l’organizzazione di eventi culturali, per lo più letterari ma non solo, estendendo le sue competenze all‘arte figurativa e alla musica. Non a caso la maggior parte delle biblioteche si è dotata di una Sala Conferenze.

In qualche caso, favorita dalla costruzione ex novo della sua sede, una biblioteca può apparire innovativa anche da un punto di vita architettonico. E proporsi come soggetto interprete di un’azione culturale che coinvolge la stessa partecipazione delle associazioni, delle istituzioni, dei circoli che si occupano di cultura in senso lato.

Ma si tratta di eccezioni. Perfino i media – ad esempio il cinema – ci restituiscono in genere la visione di una biblioteca tradizionale, sostanzialmente austera e autoreferenziale. Nel momento in cui si progetta una biblioteca per certi versi ex novo, occorre cambiare totalmente la visione stessa della biblioteca tout court. David Lankes, direttore bibliotecario dell’università del South Carolina, ha pubblicato recentemente un libro (!) in cui spiega che la biblioteca del secondo quarto del XXI secolo dovrà essere un soggetto 3.0 capace di innovare completamente la strategia di approccio alla cultura e ai conseguenti servizi offerti

. Potrà piacere ancora ad alcuni sfogliare le pagine e sentire l’odore della carta, ma oggi il libro non si legge (e spesso si legge più quello “scritto” da Totti che quello scritto da Bauman…) come una volta, ma si “ascolta”; perché la nostra cultura è sempre più spesso comunicata attraverso un processo complesso di tipo audiovisivo, addirittura ritradotto in termini aumentati grazie all’Intelligenza artificiale. Senza contare che oggi un centro di documentazione può realizzarsi a pieno come tale, diventando il luogo in cui si cerca, si ottiene e si fruisce di una fonte informativa completa, globale senza che essa sia fisicamente disponibile in loco o soggetta a burocratiche limitazioni istituzionali.

Internet, i social, l’Intelligenza artificiale generativa stanno offrendo ad un pubblico sempre più vasto la possibilità di informarsi a livello globale e quindi di far camminare la cultura lungo i meridiani e i paralleli del mondo.

In tal caso la biblioteca si trasforma veramente in un luogo di cultura senza confini fisici preordinati, aprendosi ad una visione globale, interattiva del mondo in cui viviamo . E come luogo di cultura può diventare anche luogo di relazioni, di scambio, di aggregazione, di creatività individuale e collettiva, soprattutto rivolto alle nuove generazioni, per riconquistarle al ritmo di un cambiamento che oggi apre panorami e itinerari che erano impensabili appena una dozzina di anni fa.

La biblioteca allora, come soggetto privilegiato di comunicazione si fa anche foto-teca, video-teca, disco-teca, digi-teca, luogo di incontro e di ritrovo, di divertimento e di spettacolo, di riposo virtuoso, di riflessione, oltre che di studio, interpretando al meglio una società mediatica dell’informazione ormai sempre più open.

Ecco perché già diversi anni fa si pensò ad una sede bibliotecaria, a Viterbo, che non fosse solo innovativa sul piano dei servizi e delle architetture, non solo creasse un ponte fisico con i luoghi dell’accademia, ma che ospitasse anche le sedi delle associazioni locali operanti nella cultura. Per creare un vero “luogo della cultura” nello spirito più alto di una vera e concreta convivenza democratica e partecipata.

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