
EDITORIALE – Vi siete mai seduti dentro un uovo? Non uno vero naturalmente ma una sua attenta e studiata riproduzione aumentata in scala. Anche perché per contenere me ne servirebbe uno di dinosauro.
Se vi state chiedendo dove trovarne un modello adatto al caso posso invitarvi a cercare nei centri benessere. Ma ora, per chi non ha provato l’esperienza direttamente, non resta che affidarsi a quanto intendo condividere. La forza dell’uovo, origine della vita, è il silenzio.
Il silenzio dovrebbe essere risorsa primaria nella nostra quotidianità, invece siamo rassegnati al frastuono. Un tappeto continuo di stimoli a bassa intensità scorre sotto i nostri piedi, da quanto ci alziamo a quando chiudiamo gli occhi. Innamorati che non stanno più nel silenzio dello sguardo, lavoratori del pensiero che non fanno altro che incasellare dati in tabelle precostruite altrove così da tirare fuori una strategia matematicamente funzionale, famiglie anestetizzate e narcotizzate nel flusso televisivo ma ancora di più degli smartphone.
Tutto annullato dal rumore. Chi di noi si sofferma su quello che fa? Di quanto ci gira intorno abbiamo consapevolezza? Quanto scegliamo? Quanto subiamo? Quanto è schema precostituito e tabù? Quando, qualche anno fa, trascorsi un po’ di tempo a Siviglia mi balzò all’occhio un dettaglio. Dovunque mi girassi mi trovavo davanti l’immagine di due colonne con la scritta latina “plus ultra”. Probabilmente la gente della città neanche se ne rende conto ma i loro antenati l’hanno voluto scrivere dappertutto. Di sicuro i milioni di turisti che ogni anno passano per l’Andalusia scivolano davanti a quei segni, a quel messaggio ripetuto in maniera ossessiva e compulsiva.
Il notare di trovarlo ovunque mi portò nel silenzio del pensiero. E forse in maniera più inconscia che razionale mi ritrovai a vagare per la città con la voglia di capire. Quell’estate girai l’Andalusia. Quelle colonne con la scritta “plus ultra”, la torre dell’oro a Siviglia e la sua storia e Gibilterra si mescolarono tra la mente e l’anima e alla fine ritengo mi abbiano svelato qualcosa di utile: l’importanza del silenzio. Nel silenzio Colombo immaginò l’indicibile: plus ultra. Nel silenzio degli incontri all’Alcazar di Siviglia e Granada costruì quel viaggio immaginato. E il luogo dove fu a colloquio con i regnanti di Spagna e ottenne il via per la missione della vita stranamente ripercorre le linee di un uovo.
Quanto silenzio nutrì quel cambio di prospettiva, quella nuova consapevolezza che la vita poteva essere qualcosa di più largo del Mediterraneo. Quell’intuizione che fosse possibile andare oltre all’esperienza in cui tutti si pensavano e definivano e aprire nuove strade, rotte, emozioni. Quando il viaggio di Colombo fece esplodere un nuovo mondo, in tutta la sua bellezza, le sue contraddizioni e anche i suoi dolori fu chiaro che il fiat di tutto fosse in realtà riassumibile in due semplici parole: plus ultra. Probabilmente intuirono anche che la lucidità con cui in quel momento vedevano quel concetto, perché gli era esploso addosso e cambiato l’esistenza (il modo proprio di guardare le cose del mondo) non sarebbe durata a lungo. Intuirono che una nuova ondata di rumore sarebbe arrivata, che la banalità avrebbe ripreso a crescere e che nuove colonne d’Ercole si sarebbero imposte. Così fecero un regalo grande ai loro figli: scolpirono su tutte le piazze e le vie di Siviglia le colonne e la frase magica Plus Ultra. Così che chi si fosse fermato a riflettere sul perché, magari a secoli di distanza, avrebbe trovato quella scintilla che è servita a fare luce nel buio delle caverne ma che è la stessa che ognuno di noi può usare per illuminare la storia o semplicemente la propria piccola immensa esistenza.
Augurando a tutti i lettori de La Fune il tempo di pensare vi informiamo che, come nostra tradizione, in questo momento dell’anno spegniamo anche noi il rumore. Su La Fune troverete una raccolta di storie del territorio che ci auguriamo possano accendere interesse, curiosità e passione. Ci ritroviamo il 17 agosto.


















