L’immigrazione è davvero un bell’affare, soprattutto politico
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Raccogliere consensi con i titoli acchiappa-click, i convegni con gli annunci sui veri dati dell’affare immigrazione e l’assenza di proposte concrete per rispondere alle esigenze del mondo, appare sin troppo facile

L’immigrazione è davvero un bell’affare, soprattutto politico. In queste settimane a Viterbo si è acceso uno scontro quasi epocale sulla vicenda dei migranti che ha visto protagonisti operatori, cittadini e politici e che è iniziato dopo la diffusione della notizia del presunto arrivo in via Bianchi di una cinquantina di migranti. Un’ipotesi che non piace a nessuno, anche se con motivazioni differenti.

Ci sono così da un lato alcuni operatori che da più di 10 anni in accordo con il Comune svolgono un servizio pubblico riducendo l’impatto sul territorio dei migranti che sono gestiti in piccoli gruppi, favorendo così l’integrazione tra loro e i viterbesi, la formazione dei migranti arrivati sul territorio e la più felice convivenza possibile. Operatori che cercano di tamponare l’allarmismo, rispondendo per quel che possono, con i fatti svolgendo un servizio pubblico, che si chiama Sprar, del quale rispondono ad autorità ed enti controllori. Fatti che chi ha governato questa città dovrebbe conoscere meglio di altri, visto che i progetti (attivi a Viterbo città ininterrottamente dal 2004) sono dei Comuni e non degli operatori.

Da un altro lato ci sono alcune formazioni politiche che parlano di problemi di sicurezza, di paure e che spiegano che i cittadini sono spaventati e che però non fanno niente per colmare il vuoto, evidentemente mai colmato, tra la paura e la razionalità. In più si lascia intendere che qualcuno si possa arricchire con l’immigrazione, evocando (ingenuamente o meno) nelle menti di chi li ascolta le immagini di Buzzi e Carminati (quelli di Mafia Capitale), che vengono così indirettamente associate agli operatori che operano sul territorio viterbese, che sicuramente non girano in Porsche.

Poi in mezzo ci sono i viterbesi e i migranti (Lercio dice che avrebbero scoperto che forse si tratti di persone, ecco) che si trovano di fronte a titoli sparati sui giornali, alle alzate di scudi senza-se-e-senza-ma e alle raccolte firme per dire No senza proposte alternative, realistiche. Perché probabilmente le proposte realistiche per governare l’immigrazione e l’accoglienza, fatte a cittadini spaventati e stanchi, non sono mai efficaci e non creano consenso, in nessun modo. Soprattutto a destra. E dunque l’affare politico è quello di cavalcarlo, questo senso di spaesamento, anziché combatterlo come dovrebbe fare la Politica, quella con la P maiuscola. La Politica, anziché gettare ombre ingiustificate su chi sta in trincea ogni giorno, dovrebbe rimboccarsi le maniche e faticosamente spiegare e fare iniziative per far comprendere che fare accoglienza è un dovere civico e sociale, oltre che un servizio pubblico irrinunciabile. E se invece fosse a conoscenza di illeciti, magari andare in Procura.

Ecco allora che l’affare più che economico appare essere politico: raccogliere consensi con i titoli acchiappa-click, i convegni con gli annunci sui veri dati dell’affare immigrazione, le raccolte firme per i No e l’assenza di proposte concrete (non vorremo davvero pensare che Viterbo può chiudere le porte della città?) per rispondere alle esigenze del mondo, appare sin troppo facile, quanto pericoloso, perché rischia di alimentare (consapevolmente o meno) intolleranza, cattiva convivenza e senso di insicurezza.

A proposito di senso di insicurezza poi, questo non trova conforto nei dati, numeri freddi e indiscutibili: la tanto insicura Viterbo, la cui percezione di insicurezza è aumentata grazie anche a campagne come quelle contro l’immigrazione, ha registrato un calo delle denunce per reati di quasi il 10% nel 2015. Se non bastassero le parole per capire che l’atteggiamento non è quello giusto, dovrebbero farlo i numeri, che dimostrano una volta per tutte che le paure sono infondate.

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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