L'idea di Regione Lazio di una maxi discarica a Monterazzano risveglia Viterbo2020
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VITERBO - Il movimento si è messo al lavoro perché vuole dare alla sindaca un'arma in più: l'appoggio popolare di una raccolta firme corposa. Una sfida che i player di Viterbo2020 stanno giocando in queste settimane. 

VITERBO – Il “drago” civico che ha portato alla vittoria di Chiara Frontini, al secolo Viterbo2020, è tornato a muoversi tra la gente. L’occasione al movimento di riaffacciarsi di nuovo, dopo un anno di toni bassissimi, viene data dall’intenzione di Regione Lazio di ampliare la discarica di Monterazzano per portarci i rifiuti di Roma e di tutto il territorio regionale. 

“La maxi discarica di Viterbo non s’ha da fare”, questo il motto con cui i frontiniboys e le frontinigirls sono tornati a indossare le scarpe da ginnastica e hanno riconquistato vie e piazze. L’assenza, negli ultimi dodici mesi (che poi sono i primi di governo per la riccoluta Chiara), del movimento civico era stata notata da tutti. Tanto che i più, giustamente, avevano già sentenziato: “l’ennesimo civismo di scopo, una volta entrati nel palazzo ciaone”. 

In realtà sono tornati, su un tema pesantissimo che non può essere divisivo per la città. Nessun viterbese, per quanto possa avere un’appartenenza politica o un interesse politico, può dichiararsi d’accordo con l’idea di trasformare davvero Viterbo nella pattumiera del Lazio. 

Ognuno “pregando i suoi santi” è infatti chiamato a scongiurare che la Regione vada avanti sulla strada imboccata perché percorrerla significa danneggiare Viterbo e comprometterne il futuro. Non a caso sulla partita registriamo un voto all’unanimità del Consiglio Comunale e un voto all’unanimità del Consiglio Provinciale e dell’assemblea dei sindaci. Tutta la politica viterbese è compatta nel dire no alla maxi discarica del Lazio in terra etrusca. 

Il movimento però si è messo al lavoro perché vuole dare alla sindaca un’arma in più: l’appoggio popolare di una raccolta firme corposa. Una sfida che i player di Viterbo2020 stanno giocando in queste settimane. 

 

 

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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