L'ex banda della Magliana Antonio Mancini a Latera
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LATERA - Un faccia a faccia con il fondatore di una delle peggiori bande criminali della storia recente d'Italia: la banda della Magliana. 

LATERA – Un faccia a faccia con il fondatore di una delle peggiori bande criminali della storia recente d’Italia: la banda della Magliana. 

L’appuntamento con Antonio Mancini è fissato a Latera, in piazza San Clemente, per sabato 26 luglio alle ore 21. Mancini è tra i fondatori della banda romana, diventato poi collaboratore di giustizia nel 1994. 

Il gruppo iniziale, a cui prese parte Mancini, nacque alla fine degli anni Settanta per riunire tutte le cosiddette “batterie” sparse nei vari quartieri nella Capitale e creare invece un fronte unico in grado di comandare.

“Se volevi vendere droga dovevi prima passare da noi”, racconta Mancini in un’intervista a Fanpage. Per un paio di decenni la banda diventa il punto di riferimento per traffici illeciti come gioco d’azzardo, sfruttamento della prostituzione, rapine, traffico di armi e droga.

Tra i tanti capitoli della storia della banda della Magliana c’è quello della scomparsa di Emanuela Orlandi. Mancini ha sempre sostenuto il coinvolgimento della banda nel sequestro della giovane scomparsa e mai più ritrovata. “In questa storia bisogna seguire i soldi, c’entrano solo i soldi”, continua a ripetere da anni. “Prima il tentato omicidio di Roberto Rosone, direttore generale e vicepresidente del Banco Ambrosiano, poi viene trovato impiccato Roberto Calvi, presidente del banco Ambrosiano. Eppure questi soldi non tornano, non rimaneva altro da fare che un’azione che facesse risonanza”, ripete nell’intervista a Fanpage.

Il 1994 è l’anno di svolta per Antonio Mancini. Racconta di averlo fatto per la figlia, che nei primi anni di vita ha potuto vedere solo attraverso un vetro. Dopo undici anni di galera, esce, torna nella banda ma tutto era come prima. Decide di collaborare con lo stato, lo trasferiscono a Jesi e lì vivrà come autista di autobus fino ad andare in pensione. 

Foto Fisioterapy Center

 

 

 

 

 

 

 

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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