L'eterno rinvio, soluzione in Provincia sì ma dopo Pasqua
roberto
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Dopo Pasqua dovrebbe sistemarsi tutto in quel della Provincia. La settimana che stiamo vivendo dovrebbe essere quella dell'ultima passione per il presidente Marcello Meroi e dell'ultima cena con la giunta tecnica.
Marcello Meroi

Le sorti della Provincia di Viterbo ormai appassionano, sempre meno a dire la verità, per lo stesso motivo delle soap americane. Come su Beautiful o roba del genere c’è sempre qualche colpo di scena, cambio di rotta, idea che sia tutto finito e invece tutto ritorna in ordine. Scrivere di queste cose in fondo è come essere sceneggiatori televisivi, e di questo forse dovremmo chiedere scusa, anche se a quelli come noi non è richiesto tanto sforzo di fantasia. Infatti a fare tutto sono gli attori stessi, ossia i politici.

 

Questa settimana porta con sé una notizia “non-notizia”: Marcello Meroi non è caduto. Era prevedibile che la mozione di sfiducia dell’opposizione non impallinasse il reggente di via Saffi. Questi giorni, che coincidono con quelli della settimana santa per una strana ironia del destino, saranno anche quelli dell’ultima passione di Marcello Meroi prima del resurrezione post Pasqua. Lo stesso presidente infatti, che abbiamo avuto modo di intervistare qualche giorno fa, ci ha parlato del lavoro che la sua maggioranza sta facendo per produrre un documento politico concordato, da seguire per andare avanti fino a scadenza naturale del mandato.

 

In queste ore è molto difficile riuscire ad avere informazioni sugli sviluppi degli incontri. Quello che si sa è che la giunta tecnica è arrivata all’ultima cena. Sempre per usare metafore pasquali. Le loro dimissioni sono date come praticamente certe, è soltanto questione di ore. Intanto si sta trovando la quadra sulla squadra di giunta ma la vicenda non sarà risolta che dopo Pasqua. E come ogni soap opera che si rispetti vi lasciamo così, col fiato sospeso …

 

 

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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