
Sono gli uomini a fare la differenza. Questo è tanto più vero quanto i tempi si fanno difficili. E il momento storico che stiamo vivendo è uno di quelli dove diventano preziosi i “capitani”, se non fosse un termine abusato sarebbe quasi il caso di dire i “capitani coraggiosi”.
Sono loro che riescono a fare la differenza, mettendo dentro alle situazioni del proprio. Tutto quello che hanno: competenze, contatti, fantasia.
La nascita della ‘Biblioteca delle Scienze dello Spettacolo’, annunciata e già in cammino verso la realizzazione a viale Trento, è un capolavoro che porta la firma di Paolo Pelliccia. Il personaggio può piacere o meno, può risultare simpatico o non esserlo, ma i fatti tratteggiato un dato reale: l’uomo sa fare.
E sa fare perché Pelliccia è uomo di questo tempo. Nel senso che ha capito perfettamente il periodo che stiamo vivendo, i paradigmi del nuovo mondo che ci si è aperto rapidamente e all’improvviso davanti. E il suo modo di fare è quello adatto per farcela, nonostante tutto e tutti.
Qualcuno lo riterrà sbagliato, qualcun altro giusto, ma qui si deve andare al di là del bene e del male. Qui si gioca la partita tra l’essere e il non essere. E il Consorzio Biblioteche, che con questi tempi avversi rischierebbe davvero di sparire, invece sarà.
E sarà secondo i ritmi, le visioni, le dinamiche contemporanee. Tutti processi che in altri enti e istituzioni non vengono percepiti perché non ci sono “capitani” capaci di leggere il reale e tirare le giuste conclusioni. Capaci di attivare i comportamenti più adatti alla sopravvivenza e alla vita nuova a cui tutto è chiamato.
Pelliccia non è personaggio da piagnistei, eppure incassa donazioni. Non punta agli spicci ma alle alleanze strategiche. Non porta roba estemporanea ma costruisce il futuro.
La mossa della ‘Biblioteca delle Scienze dello Spettacolo’ è strategia di sopravvivenza pura. Nel mondo d’oggi vive quello che non è banale, che non è omologato. Vince il sogno, la prospettiva, la grandezza.
E portare a casa una grossa parte della biblioteca privata di Scaparro, agganciarci Renzo Rossellini e molti altri, è grandezza. Tanto che la Fondazione Carivit appoggia e non è difficile immaginare che arriveranno anche altri sostenitori. Perché si tratta di un cammino di respiro, che ha il sapore e il senso del domani.
Con un’eccellenza simile portata dentro al Consorzio diventa più complicato per la Regione Lazio di Zingaretti non intervenire a sostegno del futuro dell’ente viterbese. Diventa complicato anche per il Comune non investire e così per altre realtà territoriali. E a ben guardare fare una mossa in questa direzione ha il sapore di un’opa sul futuro del teatro dell’Unione. Un futuro dove la biblioteca, con il suo nuovo segmento, è convitato naturale al tavolo di chi sarà chiamato a pensare e a fare.

















