L’enogastronomia laziale incorona Viterbo: “Assaggi 2026” chiude un’edizione da record
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Un successo che, infine, ha travalicato le mura di Santa Maria in Gradi, invadendo l'intero tessuto urbano grazie agli eventi diffusi di "Fuori Assaggi" e alle visite guidate di "Assaggi di Città". Viterbo saluta l'edizione dei record consapevole di aver trovato la sua vetrina più bella.

VITERBO – Ci sono momenti in cui i numeri smettono di essere fredde statistiche e diventano la fotografia esatta di un territorio che vince. E il bilancio con cui si è chiusa la quinta edizione di “Assaggi – Salone dell’Enogastronomia Laziale” a Viterbo racconta esattamente questo: un successo straordinario, un’affluenza senza precedenti che ha riempito di vita e di profumi gli spazi storici del Complesso di Santa Maria in Gradi.

La kermesse si è ormai imposta a tutti gli effetti come l’appuntamento clou della città, un magnete capace di attrarre migliaia di visitatori e di far registrare un incremento notevole di operatori locali, nazionali e internazionali del settore Food & Beverage, arrivati a Viterbo per stringere contatti strategici per il futuro.

A tirare le somme di questa maratona del gusto è il presidente della Camera di Commercio di Rieti Viterbo, Domenico Merlani, che esprime la sua più profonda soddisfazione: “La fantastica edizione di quest’anno conferma il valore strategico di Assaggi. Questa iniziativa è il frutto di una solida ed esemplare rete istituzionale e della fiducia accordataci dai tantissimi espositori e operatori, che rappresentano il cuore pulsante di questo comparto”. Una macchina organizzativa complessa, messa in piedi dall’ente camerale con il contributo della Camera di Commercio di Roma e del Comune di Viterbo, e sostenuta da una fitta rete di partner: l’Università degli Studi della Tuscia, la Regione Lazio, il CREA, Slow Food Viterbo e Tuscia, e Agro Camera.

Il segretario generale dell’ente, Francesco Monzillo, inquadra la riuscita del salone in una visione precisa: “Assaggi ha dimostrato la capacità unica di fondere la valorizzazione del ricchissimo patrimonio enogastronomico del Lazio con il turismo esperienziale, offrendo un viaggio autentico nei sapori e nella storia”.

A decretare il trionfo della kermesse, oltre alla qualità degli espositori giunti da ogni angolo della regione, è stato un cartellone densissimo. I numeri parlano chiaro: 9 showcooking d’autore, 17 laboratori didattici e 10 eventi collaterali tra talk istituzionali, percorsi sensoriali e convegni scientifici, come i seminari sulla sostenibilità ittica guidati dall’Unitus e i laboratori tecnici del CREA.

La forte impronta culturale è stata garantita dalla sinergia con Slow Food Viterbo e Tuscia. All’interno dei laboratori dedicati alla biodiversità agroalimentare, a prendere la scena è stato l’esperto Carlo Zucchetti – “l’Enogastronomo con il Cappello” – che ha guidato il pubblico alla scoperta dei vini vulcanici ed etruschi e dei distillati del territorio.

Sotto la sapiente regia di Francesca Rocchi, presidente di Slow Food Roma, l’area degli showcooking ha visto alternarsi una squadra straordinaria di cuochi e ristoratori per celebrare le materie prime laziali, con la partecipazione per la prima volta di APCI Lazio. A catalizzare l’attenzione del pubblico sono stati due testimonial d’eccezione: un irresistibile Giorgione e l’attore Claudio Amendola, assistito sul palco dal cuoco del suo ristorante “Frezza”.

Ma Assaggi 2026 è stata anche innovazione e sociale, grazie ai Progetti Speciali e allo stand dell’Università della Tuscia, dove sono stati presentati i nuovi progetti agro-eno-alimentari dell’Ateneo. Tra i padiglioni hanno trovato spazio sei importanti realtà che hanno arricchito la fiera con giochi di ruolo a degustazione narrativa, approfondimenti sulla sostenibilità, turismo enogastronomico, formazione professionale, un focus sui mieli del Lazio e la presenza di rilievo dello stand del Comitato di promozione dell’Imprenditoria femminile.

Un successo che, infine, ha travalicato le mura di Santa Maria in Gradi, invadendo l’intero tessuto urbano grazie agli eventi diffusi di “Fuori Assaggi” e alle visite guidate di “Assaggi di Città”. Viterbo saluta l’edizione dei record consapevole di aver trovato la sua vetrina più bella.

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Un uomo che ha capito che tutto il successo del mondo non vale quanto la possibilità di riposare all'ombra di un castagno che hai piantato con le tue mani.
Angel porta un messaggio divino fra gli uomini, che non lo capiscono; o lo capiscono troppo tardi. Non lo hanno capito neppure a Radio1 Plot Machine…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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