Legge Brambilla a tutela degli equidi, Profili (Bagnoregio): "Rischia di colpire ingiustamente anche la nostra Tonna"
Foto La Tonna Civita di Bagnoregio
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La norma punta a vietare la macellazione, l’esportazione, la vendita e lo sfruttamento in varie forme degli equidi. Quindi cavalli ma anche asini. E nel testo si fa riferimento anche al loro impiego in manifestazioni.  

BAGNOREGIO – C’è una proposta di legge approdata, in questi giorni alla Camera, che ha fatto sobbalzare il primo cittadino di Bagnoregio Luca Profili. Si tratta della proposta di legge per la tutela degli equidi come animali d’affezione proposta dall’onorevole Michela Vittoria Brambilla.

La norma punta a vietare la macellazione, l’esportazione, la vendita e lo sfruttamento in varie forme degli equidi. Quindi cavalli ma anche asini. E nel testo si fa riferimento anche al loro impiego in manifestazioni. Questo impensierisce a Bagnoregio dove, nella bella Civita, si corre due volte all’anno (giugno e settembre) la mitica Tonna. Proprio nella piazza in terra battuta più famosa del mondo.

“La Tonna di Civita di Bagnoregio è una tradizione storica che appartiene alla nostra comunità, alla nostra cultura e alla nostra identità – spiega Profili -. Le recenti proposte di legge promosse dall’on. Michela Vittoria Brambilla rischiano di colpire, in modo generalizzato, anche manifestazioni come la nostra, senza distinguere tra reali casi di maltrattamento e rievocazioni che si svolgono nel pieno rispetto delle normative vigenti e della tutela animale. La Tonna è responsabilità, cura e tradizione. Gli animali sono seguiti con attenzione e rispetto, sotto controlli accurati e regole precise, a garanzia del loro benessere e della sicurezza di tutti. Difendere la Tonna significa difendere la nostra storia, la nostra identità e il valore delle tradizioni che custodiamo e tramandiamo con orgoglio”.

Il primo cittadino di Bagnoregio evidenzia un fatto: gli asini di Civita non sono certo maltrattati ma trattati da chi li porta alla gara come membri della propria famiglia. Un dato evidente a chiunque si sia recato nella piazza di Civita per assistere alla manifestazione.

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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