L’educazione come strategia per lo sviluppo, ecco cosa ne pensa Cinalli
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Le violenze della notte di santa Rosa hanno aperto una riflessione in città. I più l'hanno buttata sul discorso sicurezza, ma c'è un altro tema che noi de La Fune vogliamo battere ed è quello delle politiche per i giovani.

A seguito ai fatti violenti che hanno caratterizzato la notte di santa Rosa abbiamo pubblicato un editoriale con cui parliamo di un errore di prospettiva da parte degli amministratori locali da cui guardare la questione. Per tutti, subito dopo le violenze, l’emergenza tintinnata è stata quella della sicurezza. Abbiamo voluto introdurre elementi diversi nel dibattito, suggerendo l’emergenza dell’educazione, nel senso alto, per i giovani.

Tra i tanti commenti nati su Facebook ci ha incuriosito quello di Umberto Cinalli, figura attiva nell’associazionismo locale e anche nella politica cittadina. Ve lo proponiamo, perché può essere oggetto di ulteriori spunti e riflessioni. Invitiamo quanti vorranno a intervenire.

 

L’intervento di Cinalli

“In questa città (Viterbo) abbiamo leader (persone pubbliche di riferimento) deboli e incapaci, quindi arroganti. Il sistema politico è feudale, nel senso che l’accreditamento (essere considerati nelle decisioni e nelle scelte) avviene per scambio di interessi (ricattabilità/mutuo sostegno) e non per meriti.

Quello che viene ignorato del compito dell’amministratore (tra gli altri) è il ruolo educativo, ad esempio. Lavorare sul rispetto delle competenze, sul diritto/dovere dell’ascolto, sulla valorizzazione delle differenze e delle “minoranze” … basta considerare quello che avviene in sede di consiglio comunale.

L’esempio è controproducente e devastante. Il potere e la visibilità sono l’unica moneta che vale in questo territorio. E se questo è vero, se vale la legge del più forte, hanno legittimità le prove di forza di gruppi più o meno organizzati di … “cittadini”, le “fosse” degli stadi calcistici, i gruppi di giovani politicamente attivi, bacini elettorali e di consenso, amici degli amici, intrinsecamente accolti sotto i vessilli di una cultura maschile, prepotente, cinica ma vincente.

Onore (latifondo) e patria. Viterbo è fascista e servile nell’animo e nelle viscere, è un dato di fatto e non necessariamente una colpa storica. Fare di Viterbo una realtà educante significa forse riconoscere innanzitutto i limiti (e i danni) della propria provinciale autoreferenzialità.

Un esempio pratico e recente; un incontro tra un operatore culturale e un assessore:

– Operatore “vorremmo coinvolgere l’Amministrazione in un percorso partecipato sul tema della conservazione dei beni culturali che coinvolga i giovani”.

– Assessore “Quanti soldi volete?”.

– Operatore “non abbiamo bisogno di soldi!”.

– Assessore “allora che volete”?

(chi ha capito cosa voglio esemplificare con questo dialogo che è accaduto tante volte e ancora solo pochi giorni addietro, forse non è viterbese e vale più di mille parole).

PS: il riferimento ai beni culturali è casuale, per evitare richiami diretti… (forse)”.

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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