

VITERBO – C’è un momento in cui l’uomo contemporaneo, solitamente indaffarato a smanettare compulsivamente su uno schermo di silicio, decide improvvisamente di volgere lo sguardo altrove. Verso l’alto. Verso l’infinito. È accaduto nel Viterbese, dove l’ultima, magnifica eclissi solare ha scatenato una forma di epidemica e felicissima follia collettiva. Tutti pazzi per l’eclissi.
Da Bolsena al capoluogo, passando per i vicoli etruschi di Tarquinia e le pietre silenziose dei borghi, la provincia intera è stata colpita da un sacro furore astronomico. I social network si sono tramutati in una pinacoteca virtuale, un diluvio universale di pixel e fotografie scattate da ogni campanile, da ogni poggiolo, da ogni zolla di questa nostra generosa Tuscia. Ma la vera notizia, quella che profuma di tragicommedia mercantile, è che nei negozi di ottica e nelle farmacie del capoluogo e dei borghi non è rimasto più nulla. Sold out. Polverizzati. Gli ambitissimi occhialetti protettivi muniti di filtro certificato sono diventati merce più rara dei manoscritti di Leonardo. Qualche attività li ha anche regalati, quanta bontà.
D’altronde, come dare torto ai nostri concittadini? Lo spettacolo offerto dal cosmo è stato di quelli che riconciliano con la metafisica. Pensateci: un copione celeste iniziato quando il sole, pigro e discendente verso l’orizzonte, ha incontrato la sagoma della Luna intorno alle 19:30. Poi, il gran finale, il climax, il capolavoro barocco della natura consumatosi attorno alle 20:20, giusto il tempo di un aperitivo guardato rigorosamente attraverso una lente scura, con un’ora scarsa di magnifica tensione visiva in cui il disco solare è stato generosamente morso dall’ombra.
Fenomeni rari, d’accordo. Perché se è vero che in Europa una totalità di questa portata non la si vedeva dai tempi memorabili del 11 agosto 1999 — ventisette anni fa esatti, un’altra era geologica e sentimentale —, è altrettanto vero che la combinazione tra la parzialità dell’oscuramento e la luce radente del tramonto ha trasformato la nostra provincia in un osservatorio astronomico a cielo aperto.
Ma non disperate, voi che oggi vi leccate le ferite per non aver trovato gli occhialetti giusti. Il grande teatro dell’universo non chiude mica i battenti. L’appuntamento con la storia celeste ha già una data cerchiata in rosso: il 2 agosto 2027. Tra un battito di ciglia e l’altro, il cono d’ombra tornerà a solcare i nostri cieli con una replica monumentale e una copertura che sfiorerà la perfezione. Nel frattempo, lasciate che la Tuscia continui a guardare in alto. Perché un popolo che perde la testa per un allineamento di pianeti è un popolo che conserva ancora intatta l’anima.
Alcuni scatti pubblicati sui social




















