Le Scuderie del Palazzo Chigi-Albani ospitano la mostra personale dell’artista Giuseppe Rossi
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SORIANO NEL CIMINO - Venerdì 27 luglio alle ore 18 presso le Scuderie del palazzo Chigi-Albani di Soriano nel Cimino sarà presentata la Personale di Giuseppe Rossi “Sono un albero e so raccontare”.

SORIANO NEL CIMINO – Venerdì 27 luglio alle ore 18 presso le Scuderie del palazzo Chigi-Albani di Soriano nel Cimino sarà presentata la Personale di Giuseppe Rossi “Sono un albero e so raccontare”.

Giuseppe Rossi, padre del Dendronaturalismo, esporrà una serie di tele e acquerelli, rappresentazioni di
piante storiche come ulivi e castagni. In mostra su piedistalli saranno, infatti, issate parti di tronchi veri, muse
e modelle che sanno di terra e vento. L’inaugurazione vedrà la partecipazione della Prof.ssa Francesca
Pandimiglio che presenterà l’esposizione.

Tante sono le mostre realizzate dall’artista sorianese nel corso della carriera, e tanti i termini con cui la sua
arte è stata descritta: da dendronaturalismo a vorticismo cosmico. Noi della Cooperativa Sociale Il
Camaleonte conosciamo e apprezziamo Giuseppe Rossi da molti anni, abbiamo seguito l’evoluzione della
sua pittura che oggi si presenta con tonalità più fredde e ancora ci seduce con la pareidolia, quella tendenza a
individuare forme familiari e significanti in immagini e oggetti casuali, come vedere un cavallo in una
nuvola.

Questo processo psicologico è ciò che accade tra le pieghe dei suoi tronchi, nelle curve delle sue cortecce,
dove un nodo diventa un occhio e le sfumature di colore danno un umore alle emozioni. Sono tronchi d’ulivo,
rami contorti, percepiti come tali ma poi identificati con altro poiché nella sua disperata ricerca di ordine e di
senso l’uomo ha sviluppato la capacità di trovare un significato nella realtà che lo circonda.

Voluta o meno, quest’impressione sensoriale crea un legame emotivo col pubblico, restituendo ad ognuno
una personale visione della dimensione dell’esistenza. Tronchi contorti e svuotati, grovigli di linee nelle
cortecce straziate e nodose di olivi e castagni – tipici della nostra terra – sono trasposti sulla tela come sotto
l’effetto di una lente d’ingrandimento. Piante scelte non a caso, e non solo per una dimensione estetica, ma
per la loro importanza storica, sociale e culturale. Cortecce e radici sono quindi sviluppate da pennellate che
scavano e frugano nelle pieghe di alberi che sono monumentali superstiti, testimoni silenziosi e millenari
dell’esistenza umana e della sua Storia.

La mostra proseguirà fino al 19 agosto con apertura nei weekend: ogni sabato, domenica e festivi dalle 10
alle 13 e dalle 16 alle 19.

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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