
EDITORIALE – Le sardine non cambieranno il mondo. Possiamo stare tutti tranquilli. Anche perché il mondo cambia sempre ma sono quelli che gli stanno dentro a non cambiare mai davvero. Non vogliamo essere nichilisti o scettici, propendiamo più per la parrocchia del realismo.
Sono sbarcate, nel fine settimana, anche a Viterbo. Non erano certo una folla oceanica, ma nemmeno così poche come qualcuno vorrebbe raccontare. Erano, c’erano. Ma non è tanto la piazza di Viterbo ma l’insieme nazionale: Bologna, Modena, Roma, Palermo…
Quando abbiamo scritto della serata delle sardine viterbesi sui social si sono sprecati i commenti. Gliene hanno scritte di tutti i colori. Interventi tifosi, su questo non c’è ombra di dubbio. Proprio quelle parole ci hanno spinto a delle riflessioni più grandi. Perché abbiamo capito che c’è un’azione di banalizzazione delle sardine che non trova riscontro nel piano della realtà. Il movimento delle sardine, a dispetto del nome, è politicamente un fatto molto serio. Molto più di quanto si possa superficialmente ritenere.
Lo è perché cambia un clima che prima del loro arrivo era chiaro e sembrava rappresentare la visione dominante del mondo in Italia. Tutti prima delle sardine sembravano essere salviniani. Sia chiaro, in realtà in Italia il grosso del seguito di un movimento politico è fatto da gente che cerca lavoro e prebende. Basta guardare in faccia le persone che ne fanno parte. Poi sui territori la cosa si “sgama” subito, lo sanno tutti.
E’ successo in Forza Italia, nel Partito Democratico – prima di Renzi, con Renzi e dopo Renzi – e ora con la Lega. Vediamo imbarcati sul Carroccio uomini e donne di cui ricordiamo chiaramente le prese in giro a Umberto Fusco, unico puro della prima ora, nei tempi di Lega Federalista. Anche Fusco se li ricorda, ne siamo sicuri.
Le sardine hanno rappresentato nelle piazze un no a Salvini e alla sua visione politica. Dalla loro comparsa a Bologna si introduce un elemento nuovo nella narrazione. In realtà tutto inizia con il giorno in cui Conte ha sfidato in parlamento il leader leghista. Quel giorno Conte ha suonato, primo della storia, Salvini. Era stata una “suonata” di palazzo, poco compresa. Le sardine hanno materializzato quell’atteggiamento nelle piazze, nel Paese reale.
Fino a che non è accaduto tutto questo Salvini ha vinto facile. Il centrosinistra non ha fatto altro che assistere, come un pugile suonato. Ora qualcosa si è rimesso in piedi e le sardine sono il tentativo di ribaltare una partita, quella dello stradominio salviniano, che sembrava scontata. Operazione spontanea? Il nostro intuito ci dice di no. Le sardine sono la stampella del governo attuale, utile a rafforzarlo nel Paese e soprattutto nella percezione. Utile come salvagente capace di dare una mano al tandem Pd-5Stelle e fare presidente della Repubblica Romano Prodi.
Questo leggiamo tra le righe del quadro politico. Forse non è un caso che tutto sia nato a Bologna. Certo che il disegno è intelligente e che il combinato disposto sardine-governo punta dritto a mettere in pentola Salvini. Ci riusciranno? Diciamo che per farlo non devono fare altro che evitare le urne e il resto lo farà il tempo. Ecco perché il fenomeno sardine va tutt’altro che svalutato e dileggiato. Chi l’ha costruito sa leggere molto più la politica degli inutili e sterili commentatori tifosi che pensano di cambiare il mondo scrivendo sui social. Buon appetito, ma attenzione perché potremmo trovarci a non mangiare pesce.


















