Le riflessioni (filosofiche) scomode sul bilancio
Roberto Pomi
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Siamo stati spettatori, con un posto in prima fila, di un momento politico importante per la storia della città. Abbiamo deciso di rifletterci insieme a voi, dicendo tutto quello che pensiamo.

Riflessione 01 (la prospettiva che nessuno spiega)

La costante, che vale per tutti i comuni italiani, è quella dei tagli dei trasferimenti dallo stato centrale ai comuni. Una prospettiva che è figlia di una visione del mondo, sarebbe meglio dire del sistema Italia, che focalizza un problema: negli enti locali si annidano gli sprechi. Sprechi sotto forma di mancate razionalizzazioni, di marchette o di spese inutili in generale magari decise anche in buona fede.

Da qui nasce l’idea di ridurre il latte a disposizione delle mammelle che hanno sempre nutrito i comuni. L’assunto filosofico è il seguente: se diminuisce il latte i “figli” saranno svezzati da una nuova realtà delle cose e inizieranno a cercare altri modi per stare in piedi. Ai comuni è stata data la possibilità di alzare le tasse, viva Dio con dei tetti massimi. Questo per dargli un certo margine di assestamento, di adattamento al nuovo mondo. Anche se la speranza di fondo è sempre stata quella di vedere degli enti locali virtuosi, guidati da una classe dirigente al passo con i tempi, capace di staccarsi dalle mammelle e camminare da sé. Senza avere il bisogno di agguantare la borraccia riempita con la spremitura dei cittadini.

Ecco perché prima di alzare le tasse ogni amministrazione dovrebbe passare ai raggi X il proprio bilancio e fare una sana azione di potatura. Al tempo stesso dovrebbe individuare forma alternative di entrare per sostenere lo sviluppo del territorio: bandi europei, fondazioni e altre iniziative del genere.

E’ vero è roba difficile, ed è per questo che alla guida dei comuni deve esserci gente capace di fare il difficile. Altrimenti chiunque può in assenza di latte afferrare la borraccia. Per fare questo non serve una classe dirigente, sarebbe sufficiente anche una classe di somaroni.

 

Riflessione 02 (la prospettiva capovolta dell’amministrazione Michelini)

Premessa onesta: le aliquote del bilancio di previsione 2015 andavano approvate per legge entro il 30 luglio. E infatti così è stato. L’errore dell’amministrazione che attualmente regge Palazzo dei Priori sta proprio in questa scadenza impellente e nell’essersi ridotti all’ultimo secondo per rispettarla.

Questo però non può giustificare quanto è stato fatto. In effetti, in nome dell’urgenza, è stato capovolto il mondo. In pratica una discussione vera e sana sul bilancio non c’è stata. Cerchiamo di spiegarla nel dettaglio. Immaginiamo di spaccare il bilancio in un “lato A” e un “lato B”, così come se fosse la famosa mela di Platone. Facendo un’analisi filosofica, non potevamo non tirarlo in ballo.
Con “lato A” intendiamo le entrare, con “lato B” le spese.

Un ragionamento vero sul bilancio implica di affrontare insieme le due parti, che evidentemente sono vasi comunicanti. Il concetto dovrebbe essere evidente anche a chi non è laureato in fisica. Il discorso impostato dall’amministrazione: mi hanno tagliato tre milioni di euro, devo aumentare le tasse per tre milioni di euro; è fuori luogo. E siamo stati buoni.

Un ragionamento vero sul bilancio sarebbe dovuto partire dalle spese. Lì andava fatta un’analisi seria per vedere se possibile il taglio di qualche posta, o magari la semplice riduzione. Non si poteva fare? Chi dice questo dice il falso, sapendo di mentire.

Perché? Basta avere una mollica di memoria storica. Lo scorso anno venne presentato in consiglio un bilancio, definito anche all’epoca “di lacrime e sangue”. Alla fine i fatti dimostrarono che le cose stavano diversamente e grazie a una discussione tra maggioranza e opposizioni fu possibile tagliare la spesa di 700mila euro. Di solito la storia tende a ripetersi e quest’anno poteva accadere ma con la procedura adottata lo si è impedito.

Così è stato rovesciato il mondo e si sono approvate le tasse, quasi al massimo. Ora il 20 agosto si vedranno le uscite. Proprio uno strano modo di fare le cose.

 

Riflessione 03 (la prospettiva deformante di una cattiva comunicazione)

Se chiediamo a 10 viterbesi nessuno ha veramente capito cosa accaduto in questi giorni. Le uniche cose che si sanno è il nome del consigliere o assessore che ha schiacciato un pisolino durante il consiglio delle trenta ore, che le tasse sono aumentate di 3 milioni di euro e che le minoranze hanno presentato 10mila emendamenti, di cui buona parte chiaramente strumentali.
C’è stato qualcuno, tra chi amministra questa città, ad aver avuto il buonsenso di raccontare la dinamica dei fatti? L’unica cosa a cui abbiamo assistito è stata una guerra di comunicati di vera e propria propaganda. Comunicati carichi di accuse tra l’una e l’altra parte, che in alcuni tratti sono apparsi davvero grotteschi e fuori luogo. Tanto falsi quanto scritti male.

Tutto cabaret politico, tutti tatticismi e al di là del circo offerto il rischio è che continuando così il pane arriverà a mancare a sempre più viterbesi.

E come nel mito della caverna, ci piace di chiudere con Platone, nessuno vede il mondo reale. Tutti vediamo solo le ombre.

 

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“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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