"Le macerie di Campoboio diventino il monumento contro la guerra dei viterbesi"
Foto marziano
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Commemoriamo lì i nostri morti il 17 gennaio 1944. Portiamo i bambini, i ragazzi, gli adolescenti in una realtà che non è “Call of Duty”, ma parte della loro Storia.

LETTERE DA MARTE – Quando arrivai la prima volta a Campoboio avevo circa 10 anni. Chiesi a mio padre perché le case erano smembrate e si poteva vedere la camera da letto e probabilmente anche la cucina di chi ci aveva abitato.

Mio padre, militare, invece di imprecare contro il sindaco dell’epoca mi disse che erano i ruderi della guerra. Lui l’aveva vissuta a 8 anni, e mi disse che l’Italia era praticamente tutta così. Capii le parole di mia nonna, a cui avevo chiesto che mi parlasse della guerra. Lei mi disse, abbracciandomi, “Mai più! Luigino, Mai più!”.

Negli anni scoprii che Viterbo era stata martoriata dalla guerra, e che più di 1000 persone (su un popolazione di 40000) furono uccise dai bombardamenti, tanto che nel 1959 Viterbo ricevette il titolo di “Città mutilata dalla guerra”, e nel 1961 le fu conferita la Medaglia d’Argento al Valor Civile.

Ci sono foto che descrivono la distruzione di quella parte di Viterbo, ma pochi sanno che il parcheggio del Sacrario è fatto con le macerie di quelle case distrutte. Lo dico per darvi un’idea della distruzione della nostra città. In molte città ci sono edifici utilizzati per ricordare l’assurdità della guerra. Il più famoso è il Genbaku Dōmu di Hiroshima, o il Kaiser-Wilhelm-Gedächtniskirche a Berlino, ma basta andare in Via Tasso a Roma, per sentire l’orrore entrare nelle nostre menti.

Perché quindi non trasformare Campoboio nel nostro monumento contro la guerra? Leviamogli pure le erbacce, sistemiamo anche la piazzetta davanti, ma lasciamo quelle case sventrate così (magari messe in sicurezza). Commemoriamo lì i nostri morti il 17 gennaio 1944. Portiamo i bambini, i ragazzi, gli adolescenti in una realtà che non è “Call of Duty”, ma parte della loro Storia. Perché ricordiamocelo.

La UE nasce dalle macerie di quella guerra e vederne le macerie dovrebbe essere un imperativo. Se 10 anni dopo la sua fine i tedeschi, che fino a qualche anno prima avevano combattuto contro di noi e contro gli alleati, potevano sedere a Rimini o a Riccione a bere insieme a loro, lo dobbiamo proprio alla forza di quel “Mai più! Luigino, Mai più!” di tante nonne in tutta l’Europa.

Lo so, stridono con quelle della Von der Leyen, e di molti governanti. Ma quelle sono le nostre basi. Sia dunque la “riqualificazione” di Campoboio l’occasione per costruire la “Pace” fondata sulla memoria della guerra e della sua distruzione.

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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