
LETTERE DA MARTE – Quando arrivai la prima volta a Campoboio avevo circa 10 anni. Chiesi a mio padre perché le case erano smembrate e si poteva vedere la camera da letto e probabilmente anche la cucina di chi ci aveva abitato.
Mio padre, militare, invece di imprecare contro il sindaco dell’epoca mi disse che erano i ruderi della guerra. Lui l’aveva vissuta a 8 anni, e mi disse che l’Italia era praticamente tutta così. Capii le parole di mia nonna, a cui avevo chiesto che mi parlasse della guerra. Lei mi disse, abbracciandomi, “Mai più! Luigino, Mai più!”.
Negli anni scoprii che Viterbo era stata martoriata dalla guerra, e che più di 1000 persone (su un popolazione di 40000) furono uccise dai bombardamenti, tanto che nel 1959 Viterbo ricevette il titolo di “Città mutilata dalla guerra”, e nel 1961 le fu conferita la Medaglia d’Argento al Valor Civile.
Ci sono foto che descrivono la distruzione di quella parte di Viterbo, ma pochi sanno che il parcheggio del Sacrario è fatto con le macerie di quelle case distrutte. Lo dico per darvi un’idea della distruzione della nostra città. In molte città ci sono edifici utilizzati per ricordare l’assurdità della guerra. Il più famoso è il Genbaku Dōmu di Hiroshima, o il Kaiser-Wilhelm-Gedächtniskirche a Berlino, ma basta andare in Via Tasso a Roma, per sentire l’orrore entrare nelle nostre menti.
Perché quindi non trasformare Campoboio nel nostro monumento contro la guerra? Leviamogli pure le erbacce, sistemiamo anche la piazzetta davanti, ma lasciamo quelle case sventrate così (magari messe in sicurezza). Commemoriamo lì i nostri morti il 17 gennaio 1944. Portiamo i bambini, i ragazzi, gli adolescenti in una realtà che non è “Call of Duty”, ma parte della loro Storia. Perché ricordiamocelo.
La UE nasce dalle macerie di quella guerra e vederne le macerie dovrebbe essere un imperativo. Se 10 anni dopo la sua fine i tedeschi, che fino a qualche anno prima avevano combattuto contro di noi e contro gli alleati, potevano sedere a Rimini o a Riccione a bere insieme a loro, lo dobbiamo proprio alla forza di quel “Mai più! Luigino, Mai più!” di tante nonne in tutta l’Europa.
Lo so, stridono con quelle della Von der Leyen, e di molti governanti. Ma quelle sono le nostre basi. Sia dunque la “riqualificazione” di Campoboio l’occasione per costruire la “Pace” fondata sulla memoria della guerra e della sua distruzione.


















