Le freccette della settimana
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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

1. La censura moralista e codina della Rai negli anni Sessanta non faceva sconti ai testi delle canzoni, da Morandi a Mina. Ma anche la censura del politicamente corretto oggi non scherza: l’altro giorno su Raiuno “uno schiaffo” a una donna citato in “Storia d’amore” di Celentano è stato sostituito da “una carezza”. Ma, allora, se le parole hanno un peso, perché a sinistra si parla ancora di“compagni”, sebbene il termine sia tuttora usato dal peggior totalitarismo comunista, e a destra si parla di “camerati”, un termine che ricorre nel più lugubre e delirante gergo fascista?

2. Non ero ancora nato quando nel dopoguerra abbatterono la medievale Torre di Rolando a Corso Italia; ero un giovanotto quando costruirono i palazzi che soffocano la Torre di S. Biele e vennero su i silos davanti alle mura medievali del Carmine; ero un maturo signore quando hanno distrutto Castel Firenze. E tuttora a Valle Faul c’è quella rovina diroccata di S. Croce. Siamo sicuri che i viterbesi vogliano bene al loro patrimonio storico e urbanistico?

3. J.Ax deve avere frequentato Viterbo sotto mentite spoglie. Quando canta “Sto Paese lo capisci da un cantiere, cinque dicono che fare, uno solo che lo fa” si è certamente ispirato a quel che accade in questa nostra città, dove tanti hanno belle idee. Ma confuse.

4. Se un tredicenne va in giro in mimetica armato di coltello e scacciacani e riduce in fin di vita un’insegnante, c’è qualcosa che non va non solo nella sua testa, ma anche in chi gli è stato d’intorno, scuola compresa. Lui in comunità a ripulirsi una mentalità sbarellata; ma insegnanti a farsi una revisione periodica della loro coscienza, anche professionale; e soprattutto, un po’ di galera per i genitori, qualunque siano i loro problemi esistenziali.

5. C’è il fondato sospetto che ai politici non interessi tanto il “fare per”, ma il “fare contro”. C’è la storia di quell’ex sindaco che fece causa al Comune perché una buca gli aveva danneggiato la ruota dell’automobile, poi si scoprì che quella buca stava così da quando lui era sindaco. Oppure quella del governante che non riuscì a realizzare un progetto e quando di accinse a farlo il suo successore che era del partito opposto, criticò aspramente costui perché si occupava di un’azione inutile e demagogica. Poi si meravigliano perché il 40% degli elettori non va più a votare…

6. Ecco una gara dove non si può tifare per nessuno dei due contendenti: né per il pazzo tronfio di sé, né per i retrogradi teocrati sessisti e liberticidi. Peccato che la puzza (e non solo) di ambedue i contendenti arrivi dal campo fino a noi che assistiamo quassù dalle tribune d’Europa.

7. Ho passeggiato fra un gregge di pecore; c’erano mamme che accudivano gli agnellini neonati e agnellini già vispi che saltavano di qua e di là giocando fra loro. Uno di questi mi venne vicino e mi osservò con bonaria curiosità. Il pastore mi indicò anche quelle pecore che davano latte, insomma le produttrici di ottimo “pecorino”. Che ne dite se a Pasqua, invece dell’abbacchio, ci mangiamo un bell’arrosto di salmone e una parmigiana di melanzane o di carciofi?

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Serve un leader con coraggio, abilità politica e un progetto.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
«Caro Maurizio, ti posso dire una cosa? Chi studia la storia studia il presente».
Da una storia vera. Vedete voi se ascriverla ai viaggi nel tempo, alla trasposizione multidimensionale, al metaverso o chissà cos’altro. Non sottovaluterei l’intuito di Teresina…
"Io sono qui, in questo paese di sogno, tra questi castagni giganti...", questo uno dei pensieri scritti dall'autore in una lettera da Soriano. Soriano nel Cimino non fu per Pirandello solo un luogo di villeggiatura, ma una dimora spirituale.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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