Le "Città Ideali" ripartono da Valle Faul: a Viterbo la rete nazionale che rimette al centro le connessioni umane e il protagonismo dei cittadini
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Spenti i riflettori sullo Spazio Attivo di Valle Faul, l’attenzione si sposta ora sul piatto forte.

VITERBO – Una sala piena, il brusio delle idee che si incrociano, le sedie che non bastano e una fitta tavola rotonda per provare a fare la cosa più difficile di questi tempi: ripensare il futuro urbano. Ieri pomeriggio lo Spazio Attivo di Lazio Innova, a Valle Faul, si è trasformato in una sorta di laboratorio a porte aperte. L’occasione è stata l’incontro “Dalla Rete al Territorio: Risultati e Nuowe Strategie per le Città Ideali”. Un appuntamento che, alla prova dei fatti, si è rivelato esso stesso la perfetta messa in pratica del concetto che voleva raccontare: un luogo vero di incontro, di scontro felice e di scambio di visioni, tutte orientate a far crescere la società.

Ad aprire idealmente i lavori è stato il saluto scritto del vicesindaco e assessore alla cultura di Viterbo, Alfonso Antoniozzi. Parole lette ai presenti che centrano subito il cuore del problema:

“Torna a essere fulcro della discussione il concetto di città ideale, nonostante un ovvio anacronismo. La Tuscia è la sede ideale per ricominciare a pensare a una città, un luogo dove urbanistica, ambiente e società tornino finalmente a dialogare”.

Un sogno che fa progettare le comunità

A fare gli onori di casa, in quella via Faul che sempre più si candida a incubatore di futuro, è stato Giulio Curti per Lazio Innova:

“Sono queste le iniziative che ospitiamo più volentieri. Città Ideali è un sogno che ambisce a fare riflettere e progettare, insieme alle amministrazioni, un vivere migliore per tutta la comunità”.

Curti ha anche tracciato la rotta per i prossimi mesi, svelando le tappe di un percorso già segnato:

“Il Manifesto, che sarà presentato ufficialmente il 12 e 13 giugno e che porta la grande impronta scientifica dell’archeologo e ricercatore Gianpaolo Serone, vuole promuovere proprio questo: spiegare cosa significhi “Città ideale” e come applicarlo oggi. L’incontro di quest’anno serve a ricevere input dai presenti, perché è sul protagonismo dei cittadini che si basa una città ideale”.

Che il progetto stia correndo veloce, molto più veloce delle solite lungaggini italiche, lo ha confermato con una punta di orgoglio Giulia Marchetti, presidente di Human Connection APS:

“È sorprendente come il nostro progetto abbia ramificato così velocemente da una dimensionale locale a una vera e propria rete, che coinvolge realtà come Sabbioneta e attira l’interesse europeo. San Martino, il nostro “centro”, dimostra come questo concetto attiri ancora oggi nuovi residenti da città lontane, che lo scelgono per una vita più vera e tranquilla. Alla base di tutto ci sono le connessioni umane”.

Da San Martino al Cimino una lezione di storia e urbanistica

Poi è salito in cattedra l’archeologo Gianpaolo Serone, ed è stato come fare un viaggio nel tempo per capire il presente. Un parallelo affascinante che parte da una certezza:

“Grazie a Giulia Marchetti a San Martino da qualche anno è nato uno spazio, un’officina di resistenza che permette alle idee di sbocciare. San Martino nasce per l’uomo come esempio di città ideale a livello europeo. Nel periodo Barocco architetti di enorme fama realizzarono qualcosa di inimmaginabile, riammodernando e abbracciando una meravigliosa abbazia cistercense, il tutto finanziato dal Papa e da Donna Olimpia”.

Un luogo nato per accogliere il flusso dei pellegrini della Francigena e capace di anticipare persino la grande architettura popolare inglese con le suas caratteristiche villette a schiera sul pendio della montagna.

“L’uomo è intervenuto trasformando l’ambiente ma abbracciandone le forme – ha concluso Serone –. Questo ci insegna a tornare sui nostri passi, rimettendo il cittadino al centro del pensiero. Perché questo passaggio ‘dalla città di Dio alla città degli uomini’? Perché ricorrono gli 800 anni dell’abbazia di San Martino. La città può e deve far tornare al centro la condivisione”.

Le istituzioni e lo sviluppo turistico: la rete si allarga

La rete, appunto. Che non è virtuale ma fatta di territori distanti che si parlano. Il sindaco di Sabbioneta, Marco Pasquali, non è voluto mancare e ha inviato un videomessaggio per blindare l’alleanza:

“Il nostro ruolo nella rete è quello di coinvolgere il maggior numero di città possibili che abbiano i requisiti di Città Ideali. Il fine ultimo è la valorizzazione e la creazione di un luogo dove l’uomo possa crescere e svilupparsi”.

Subito dopo è toccato a Luca Balletti, per Federalberghi, mettere a terra il potenziale economico e turistico di un’intuizione del genere:

“Federalberghi ha già espresso grande interesse. Non posso ignorare cosa possa rappresentare a livello turistico una rete di carattere nazionale ed europeo. Condivisione di conoscenze e idee sono la base per lo sviluppo di un turismo sostenibile legato a eventi, festival e percorsi che ricalchino i modelli delle Città Ideali”.

Il dibattito si è poi accorciato e arricchito con gli stimoli arrivati dal pubblico e da figure chiave come Marco De Carolis (Coordinatore del dipartimento turismo della Regione Lazio) e l’architetto Jurji Filieri, docente dell’Università degli Studi della Tuscia.

Spenti i riflettori sullo Spazio Attivo di Valle Faul, l’attenzione si sposta ora sul piatto forte. L’appuntamento è già fissato per il 12 e 13 giugno 2026 al Balletti Park Hotel di San Martino al Cimino. Lì verrà svelato il Manifesto ufficiale. E lì si capirà quanto questa bellissima utopia sia pronta a farsi realtà.

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Angel porta un messaggio divino fra gli uomini, che non lo capiscono; o lo capiscono troppo tardi. Non lo hanno capito neppure a Radio1 Plot Machine…
Un uomo che ha capito che tutto il successo del mondo non vale quanto la possibilità di riposare all'ombra di un castagno che hai piantato con le tue mani.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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