
Lavoro e Beni Comuni, nelle figure dei rappresentanti Paola Celletti e Marco Prestininzi, va all’attacco della gestione dei rifiuti. A corroborare il tutto i dati di Cittadinanza Attiva:
“Se i dati dell’indagine condotta da Cittadinanza Attiva fossero attendibili (e non abbiamo fonti che ci dicano il contrario), significherebbe che i cittadini – nonostante un servizio carente sotto molti aspetti e che non facilita di certo la vita – sono stati comunque virtuosi ed hanno provveduto a selezionare la raccolta dei rifiuti, raggiungendo un 55,2% di differenziata: un livello sicuramente da incrementare, ma che la stessa Cittadinanza Attiva definisce, ad oggi, il migliore della regione. A fronte di ciò, una spesa media per famiglia di € 244,00.”
Sono poi molte le lamentele che si sono mosse negli ultimi anni riguardo la pulizia del centro storico, e di molte periferie, e quindi il comunicato continua:
“Un importo a nostro parere elevatissimo, se consideriamo lo stato di abbandono e di sporcizia della città, dove troviamo, e non solo in periferia, marciapiedi impraticabili e tombini completamente saturi; e nel centro storico angoli pieni di rifiuti, cumuli di sterco di piccione e chi più ne ha più ne metta…
La contraddizione quindi è evidente: a fronte di un migliore comportamento etico dei cittadini, quali sono le misure che il Comune ha messo in atto?
In altre parole: quanto ricava il Comune dalla differenziata e quali sconti ha messo in atto sulla TA.RI.? O ancora: cosa ha messo in campo per migliorare il servizio?
Seguono poi dubbi non solo sull’efficienza del servizio ma soprattutto sulla convenienza economica da parte del Comune:
“Tutti i Comuni, infatti, traggono un ricavo dalla raccolta differenziata, grazie al quale riducono le imposte ai cittadini e/o migliorano il servizio reso. Alcuni Comuni virtuosi sono riusciti persino ad azzerare la tassa e a far pagare l’immondizia soltanto sul peso dell’indifferenziato. A Viterbo, di risposte in tal senso non ne abbiamo avute. Infatti, nei documenti che fanno riferimento al rapporto in essere tra il Comune e le società Cns, Cosp e Gesenu (Ati), firmatarie del contratto d’appalto per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, eseguito da Viterbo Ambiente, non compare mai la voce “proventi o introiti derivanti dalla raccolta differenziata”. La maggior parte dei comuni italiani, al contrario, incassano somme significative dal Conai o da altri consorzi di recupero della plastica, dell’alluminio, del vetro e della carta.”
Il vero nodo della discussione per LeBC è però la gestione privata del servizio, infatti i componenti del movimento politico sono da sempre attivi nella lotta contro le privatizzazioni dei servizi pubblici:
“Il fatto è che la gestione dei rifiuti a Viterbo è stata affidata ad una azienda privata, cui è concesso beneficiare degli introiti derivanti dalla vendita dei prodotti separati senza dover rendere conto a nessuno, in quanto non è prevista nessuna regolamentazione in merito. Se l’attuale maggioranza che governa il capoluogo della Tuscia non è in grado, non ritiene opportuno o è impossibilitata a tornare alla gestione diretta, quantomeno dovrebbe proporre la rinegoziazione degli oneri contrattuali con la società appaltatrice, in modo che i proventi riconosciuti dai consorzi di recupero dei materiali ottenuti con la raccolta differenziata contribuiscano a ridimensionare, se non ad azzerare, l’importo della Ta.Ri. Invece ad oggi, a contratto scaduto dal Settembre scorso, con un processo in atto per truffa milionaria sui rifiuti e con un servizio che fa acqua da tutte le parti,questa Amministrazione è stata capace soltanto di prorogare il contratto alla vecchia ditta senza cambiare una virgola.”
Il comunicato si chiude con un monito:
“Caro Sindaco, lei sarà pure soddisfatto ma i cittadini sono stufi e di certo non si meritano questo trattamento.”


















