Lavoro e beni comuni: promuovere a Viterbo una manifestazione per la pace
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Trump, affiancato da Macron e da May, ha bombardato Damasco, mettendo a rischio la pace nel mondo. I mezzi d’informazione stanno preparando l’opinione pubblica ad accettare l’intervento militare in Siria.

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato “La soluzione alla guerra non può essere un’altra guerra” di Paola Celletti per Lavoro e Beni Comuni 

 

Trump, affiancato da Macron e da May, ha bombardato Damasco, mettendo a rischio la pace nel mondo.

I mezzi d’informazione stanno preparando l’opinione pubblica ad accettare l’intervento militare in Siria.

Sembra di rivivere la situazione di 15 anni fa in Iraq, quando si parlò di uso di armi chimiche da parte di Saddam, di fatto inesistenti, e di voler rovesciare il regime di un dittatore per portare democrazia. Una guerra che portò quasi un milione di morti, la cui unica ragione fu il petrolio.

Furono invece gli Stati Uniti, nel 2004, a distruggere la città di Fallujah con tutti i suoi abitanti, lanciando fosforo bianco, l’arma chimica proibita da tutte le convenzioni internazionali. Migliaia di morti, uomini, donne, bambini.

L’unico paese che ha fatto uso per primo al mondo di micidiali armi chimiche si innalza ora a giustiziere e decide le sorti di altri paesi.

Gli U.S.A., oggi come ieri, scatenano la loro forza contro coloro che sono di ostacolo alle loro politiche espansionistiche e di controllo degli equilibri mondiali.

La Siria ha già pagato tanto, la soluzione alla guerra non può essere un’altra guerra.

L’unica politica che possa salvare l’umanità è la politica della pace, del disarmo della smilitarizzazione dei conflitti; la politica della nonviolenza.

Un appello a tutte le associazioni pacifiste del territorio: occorre urgentemente far sentire la nostra voce, occorre organizzare una grande manifestazione anche a Viterbo contro ogni guerra e contro ogni violenza.

Noi ci siamo!

                                                  

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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