
Lavoratori esterni in servizio presso la Asl, la lettera aperta dell’ex segretario provinciale del Partito Democratico Angelo Allegrini al governatore della Regione Lazio ha aperto un argomento interessante (leggi). Internalizzare i servizi permetterebbe un risparmio di circa un milione di euro all’anno per le tasche pubbliche. Una mossa quindi positiva. Poi c’è da capire come risolvere la questione: assunzione dei già lavoranti o concorso pubblico?
La Fune ha scritto una lettera aperta ad Allegrini sollevando l’opportunità di battersi per un concorso pubblico (leggi). Ecco la replica dell’ex segretario provinciale Pd.
Caro Roberto Pomi,
ti ringrazio innanzi tutto per l’attenzione che era poi quello che in qualche modo volevo ricercare. Sono stato quasi costretto a scrivere “pro domo mea” nel silenzio di una politica che non è più in grado di fare scelte e che il più delle volte rimane inerte di fronte agli avvenimenti che pure la dovrebbero coinvolgere.
Ma veniamo alle questioni che tu sollevi. Sono giuste. Tu parli, tra l’altro di concorso pubblico; io sono sempre stato d’accordo, anche con dichiarazioni ufficiali – purtroppo inascoltate – quando si parlava dei precari della Provincia al tempo dell’amministrazione Mazzoli. Sarebbe stato un atto formidabile, praticamente unico, di attenzione nei confronti di tanti giovani privi di prospettiva.
Purtroppo, a parole, tutti sono pronti a sostenere le soluzioni più belle e sagge ma alla prova dei fatti le cose cambiano e cambiano parecchio.
C’è un interessante saggio di Ernesto Galli della Loggia dal titolo ‘L’identità italiana’ che spiega parzialmente il ricorso alla raccomandazione, specie nel centro-sud, con la diffidenza nei confronti di uno stato centrale inaffidabile e famelico; con le uniche eccezioni rappresentate dalla Chiesa cattolica e dall’Arma dei Carabinieri, gli italiani – dice della Loggia – fanno conto soltanto sulla famiglia e spesso chiedono di chiudere un occhio proprio perché “tengono famiglia”.
E quì veniamo all’altro punto.
Queste 130 persone di cui si parla, al momento in cui sono state reclutate dalle varie società interinali, non avevano meriti specifici se non la capacità di svolgere le funzioni che gli sarebbero state richieste, esattamente come la quasi totalità dei lavoratori che prestano servizio per soggetti privati tipo centri commerciali, esattorie, imprese di pulizie ed anche banche.
Per questo dovranno essere abbandonate al proprio destino? Ciò che voglio dire è che non è più immaginabile pensare che la Regione, la ASL o chiunque altro paghi un sovrappiù per un mediatore di lavoro che se ieri, causa il commissariamento della sanità laziale con impossibilità di assunzione diretta, era un’azione necessaria oggi apparirebbe come una provvigione per una mediazione di cui non si sente proprio il bisogno.
Né migliorerebbe la situazione il fatto che il nuovo “caporale” sia scelto dall’Autorità anticorruzione senza riguardo per l’aspetto sociale del problema dei lavoratori.
Per questo ho scritto la lettera aperta e ci ho messo la faccia, consapevole che in qualche luogo, come sta accadendo, sarei stato anche fatto oggetto di insolenza; per aprire un dibattito che conduca i tanti attori silenziosi di questa scena alle soluzioni migliori.
Internalizzazione o concorso pubblico; intanto che se ne parli.
Sperando che la Fune, come sta già facendo dedicandomi questo spazio, possa aiutare a raggiungere un buon risultato, ti saluto cordialmente.


















