

La lettera aperta dell’ex segretario provinciale del Partito Democratico Angelo Allegrini al governatore della Regione Lazio offre importanti spunti di riflessione. Tanto che abbiamo ritenuto opportuno e intelligente ragionarci sopra e a nostra volta scrivere una lettera aperta all’ex segretario Pd. Eccola:
Caro Angelo Allegrini,
abbiamo letto con grande attenzione la lettera aperta da lei inviata al presidente Zingaretti. Solleva una questione molto importante, quella dell’esternalizzazione dei servizi Asl e dei lavoratori.
Evidenzia questioni di stretta attualità quando dice: “La nuova gara per l’affidamento dei Centri Unici di Prenotazione taglierebbe quasi il 20% dell’intero organico attuale non tenendo conto della ricognizione dei fabbisogni dei servizi elaborata solo lo scorso anno dalle Aziende; perché precarizza e discrimina i lavoratori, dato che il bando non prevede come obbligo, tranne che per le persone con disabilità, la riassunzione del personale attualmente in servizio nel ruolo e nel livello contrattuale raggiunto, in aperto contrasto con le disposizioni a tutela del lavoro previsti dalla normativa; perché cancella ogni diritto dei lavoratori, inclusi quelli acquisiti, come il diritto al risarcimento per licenziamento dalla ditta uscente, e li mette alla mercé dei datori di lavoro, dato che l’assenza di una clausola di riassunzione può costringere i lavoratori ad accettare condizioni peggiorative, pena la disoccupazione”.
Altro passaggio significativo è il seguente: “Soprattutto perché la re-internalizzazione dei servizi di centralino aziendale, front-office, CUP e sportelli polifunzionali, da troppo tempo appaltati, con conseguente assunzione dei più di 130 operatori attualmente impiegati solo nella ASL di Viterbo, oltre che procurare sollievo e restituire sicurezza a tante famiglie, comporterebbe un cospicuo risparmio per ASL e Regione pari a circa 1.000.000 di euro annui.
D’altronde la volontà di superamento della condizione precaria dei lavoratori era stata già manifestata, anche in atti, nelle precedenti consigliature e se il cammino per la reinternalizzazione si è interrotto è stato proprio a causa degli scandali e degli interessi illeciti che hanno macchiato l’immagine della Regione.
Finora la presenza di un “mediatore” che fornisse ad ASL e Regione il lavoro di centralinisti e impiegati, talvolta al servizio da vent’anni degli appaltatori che si succedevano spesso a se stessi, era motivata dal commissariamento della sanità laziale che ne impediva l’assunzione, ma ora, grazie agli sforzi da te compiuti e ai sacrifici degli abitanti della regione, non c’è motivo di continuare a mantenere un caporale che guadagni sulla pelle dei lavoratori”.
Tutto molto sensato, tutto intelligente. C’è però una prospettiva di fondo che, caro Angelo, ci convince poco. La Asl è un pezzo della macchina pubblica, un pezzo importante. Portare all’interno i servizi, cosa giusta e sana alla luce del risparmio di un milione di euro all’anno da te stesso sottolineato, è mossa auspicabile. Purtroppo ci convince meno il discorso sui diritti acquisiti dal personale in servizio. L’Italia è diventato il Paese dei diritti acquisiti alle spalle e in barba ai diritti di tutti gli altri, che non hanno avuto la fortuna di acquisire un bel niente: né gli stipendi a fine mese né i diritti appunto.
Stiamo parlando di 130 posti di lavoro, una vera e propria manna di questi tempi. Riportare il servizio all’interno della Asl a nostro avviso implica una cosa sana, trasparente, necessaria: un concorso pubblico per assegnare questi posti ai più bravi, ai più preparati, ai più meritevoli.
In effetti non riusciamo a capire del tuo ragionamento come puoi pensare che sia giusto che queste 130 persone vengano assunte direttamente dalla Asl per il semplice fatto che fino a oggi hanno lavorato con chi ha vinto l’appalto del servizio. Ci domandiamo, forse sarai in grado di dircelo te, quali sono stati i criteri di assunzione di questi 130 di cui chiedi la stabilizzazione.
Inoltre ci preme sottolineare, partendo da una prospettiva del mondo meritocratica, che i 130 potrebbero partecipare al concorso e lavorando alcuni da 20 anni nel settore non avranno sicuramente difficoltà a risultare più bravi e competenti di altri.
E’ giusto dare stabilità a 130 persone che andranno a ricoprire gli incarichi, ma è anche giusto dare la possibilità a tutti di essere tra quei 130. Altrimenti si rischia di fare un’assunzione di stato senza rispettare quello che lo stato dovrebbe rispettare: il merito, le professionalità, la trasparenza e la giustizia.
Ti ringraziamo per aver sollevato la questione. Convinti di trovare in te un importante alleato per questa battaglia di civiltà e di costruzione di un mondo migliore, porgiamo distinti saluti.

















