
EDIORIALE – I sondaggisti sono stati divisi e non hanno permesso di leggere quanto stava per accadere (come purtroppo sempre più spesso accade, con buona pace degli innocenti studenti di metodologia della ricerca sociale). Non tirava, a dire la verità, un grande vento. Tutti abbiamo tenuto a essere abbottonati. Su La Fune – Il Giornale dei Viterbesi abbiamo parlato pochissimo di referendum. Abbiamo dato zero spazio ai due fronti, limitandoci a pubblicare la notizia dell’incontro Cantone-Palazzi (più perché abbiamo considerato una notizia il posizionamento pubblico del nostro procuratore). Quindi per mantenere un equilibrio abbiamo deciso, nello stesso giorno e con la stessa evidenza, di pubblicare la notizia dell’incontro del fronte del “sì” con il sottosegretario Delmastro.
Quando un collaboratore di questo giornale ci ha proposto di organizzare una serie di dirette social con sostenitori del sì e del no la nostra risposta è stata: “nessuno direbbe la verità tecnica, tutti farebbero propaganda. Non diamo visibilità alla retorica vuota e a chi vuole conquistare spazio mediatico approfittando del referendum”. Abbiamo atteso il voto in maniera profondamente laica, intuendo però che le cose non si stavano mettendo bene per il fronte del sì.
Notavamo, e il posizionamento della premier Meloni negli ultimi giorni ce ne dava conferma, una certa assonanza con episodi analoghi del passato. Lo schema, nella recente politica italiana, sembra ormai essere quello della “parabola decadente da gigantismo”. Quando un uomo/donna e una o più forze politiche sono convinte di potere segnare profondamente la storia del Paese alla fine cadono. Successe al Renzi potentissimo con il referendum sull’abolizione del Senato, accadde al Salvini mister 40% senza neanche bisogno di un referendum (in quell’occasione il meteorite fu addirittura un locale da ballo ossia il mitico Papete). Ora, ci sembra essere accaduto a Giorgia Meloni.
Eppure era stata brava la premier a cercare di non politicizzare il referendum ma negli ultimi giorni, forse male consigliata, si è sporta un po’ troppo. Sta di fatto che esiste oggi un combinato disposto tra una percentuale degli italiani alle urne molto alta (circa il 60%) e una vittoria netta del no (54% circa) che rappresenta l’impatto di un meteorite sul pianeta della politica italiana.
Non ci sarà un’estinzione, come accadde per i dinosauri, ma di sicuro il mondo che poteva essere è stato cancellato. Il pianeta politico che c’era fino a questa mattina è “intaccato” e sono stati innescati processi di cambiamento inevitabili. Diciamo qualcosa. Avete presente Silvio Berlusconi? Beh oggi non sarebbe proprio contento del risultato. Ci risulta non lo siano neanche i suoi eredi. E forse il partito azzurro sarà “rimaneggiato” nei prossimi giorni, settimane, mesi. Ma quello è solo un tassello del domino di cambiamenti che ormai è partito. Potrebbe fermarsi o portare anche a scenari, che ancora oggi sembrano impossibili ma dovremo capire cosa diranno le settimane successive, di elezioni anticipate. Tutto questo ovviamente a livello nazionale. Ma quello che accade a Roma produce effetti pesanti anche a Viterbo. Un film già visto. L’asteroide ha colpito.

















