Lasciate Viterbo, si può fare meglio nella provincia
Comune di Viterbo
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Viterbo non è il centro del mondo e a ben guardare neanche più della Tuscia. Per questo farebbero bene i festival locali e associazioni a guardarsi intorno, alla prateria di occasioni offerte dalla provincia.

Non è importante dove sei ma come ci stai. E in fondo non c’è poi tanta differenza – se non nel nostro immaginario collettivo, spesso colonizzato da consuetudini e idee depositate in altri tempi e in diverse storie e per questo superate – tra il fare una cosa in un capoluogo o in un borgo più piccolo. Specie se quel capoluogo, come nel caso di Viterbo, è lontano anni luce dall’avere le caratteristiche e i connotati di centro di un territorio.

Scriviamo questo pensando a Ludika, storica manifestazione viterbese messa in qualche modo all’angolo dall’atteggiamento del Comune di Viterbo. Un Comune che nella gestione del segmento cultura trova il suo vero tallone d’Achille. Ma non vale la pena più neanche stare a dire, a puntare il dito, a spiegare. Non c’è niente da sviscerare sulla situazione viterbese. Tutto è ovvio, lampante, cristallino.

Il paese più grande della Tuscia – e il termine “paese” non è usato a caso – ha fatto una scelta, preso una direzione: “Chi comanda decide e con buona pace di tutti e tutto va avanti”. Inutile, lo diciamo agli amici di Ludika, mettersi a lottare. Inutile farsi prendere per il naso. La provincia è la soluzione, per organizzatori di festival e iniziative. Là ci sono spazi aperti e si può fare molto. E non è vero che non ci vengono persone. Potrei fare l’esempio, rimanendo sul genere medioevale, di Bevagna. Piccolo paesino della provincia di Perugia e capace di un festival di genere in grado di richiamare visitatori da diverse regioni d’Italia. Alla riprova che non conta dove sei ma come ci stai.

E trovo interessante che il sindaco uscente di Soriano, appena saputo dei problemi di Ludika a Viterbo, abbia teso la mano. E potete scommetterci che ce ne sono altri che non hanno parlato ma che hanno pensato la stessa cosa. Ci sono tanti comuni della Tuscia che, nel silenzio, stanno fiorendo. Sono avanti anni luce rispetto a Viterbo su molti aspetti, sul modo di fare, sui modelli partecipati e partecipativi. Per questo che senso ha rimanere “prigionieri” di una realtà soffocante come Viterbo città? E’ possibile trovare fortuna altrove, ben consapevoli che lavorando bene si possono ottenere risultati ovunque.

Così sarà possibile anche una nemesi storica. Man mano che Viterbo si priverà – grazie a un’impostazione politica-amministrativa del tipo attuale – di risorse, di idee, di storie e di fascinazioni altri posti intorno a lei cresceranno. E se ci saranno sindaci della provincia capaci di essere al passo con i tempi moderni e far crescere le economie e la qualità della vita anche molti viterbesi potrebbero decidere di cambiare città. E alla fine sarà pure vero che “Chi vince comanda e decide tutto” ma si dimostrerà che un simile atteggiamento produce il deserto e la morte prima civica e poi economica e quindi demografica di un luogo. Fate bene le vostre scelte, amici di Ludika e degli altri festival e associazioni culturali, Viterbo non è il centro del mondo e non è detto che sia il centro della Tuscia. Pace e bene.

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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