

EDITORIALE – Vittoria. Bisogna partire da questa parola, senza giri di parole e senza falsa modestia. Accogliamo con questo preciso sentimento la notizia, diffusa da Palazzo dei Priori, della Biblioteca Consorziale che conquista due nuovi spazi nel centro storico di Viterbo: l’ex ristorante La Zaffera e l’ex pensilina del Sacrario. Mentiremmo, e vi mentiremmo, se dicessimo che per noi si tratta di un fulmine a ciel sereno. Non ne sapevamo nulla? Falso. Sapevamo, ma abbiamo preferito attendere, come era giusto e sacrosanto fare. Perché certe manovre sono delicate, si muovono su equilibri sottilissimi, e la storia amministrativa di questa città ci insegna che i nemici delle cose ben fatte sono sempre molti, nascosti dietro l’angolo della burocrazia o del livore politico.
Abbiamo orecchie e occhi in molti posti di Viterbo. Di quanto oggi è finalmente sotto gli occhi di tutti, di questa storica possibilità, ne avevamo già annusato l’aria da tempo. E lo diciamo con l’orgoglio di chi, nell’ultimo anno, ha fatto una scelta di campo precisa: La Fune – Il Giornale dei Viterbesi è stato, senza ombra di dubbio, l’organo di informazione più vicino alla Biblioteca. Abbiamo promosso ogni singolo evento, abbiamo consumato inchiostro e tastiere per aprire spazio e dare respiro a una realtà che stava cambiando la pelle culturale della città.
I nostri lettori ricorderanno bene le nostre battaglie: abbiamo tentato, nei mesi scorsi, di riaccendere i fari sul progetto di uno spazio culturale all’ex caserma dei vigili del fuoco della Pila; abbiamo spinto con forza sul sogno del nuovo Palazzo Santoro a piazza Verdi. Per questo, oggi, accogliamo la decisione dell’amministrazione Frontini anche come una nostra parziale vittoria. La vittoria di chi ci ha creduto e ha fatto pressione mediatica affinché la cultura non rimanesse un’addizione da convegno.
Di Paolo Pelliccia abbiamo scritto spesso. Lo abbiamo fatto anche quando ci ha trattato male, quando si è arroccato dietro il silenzio e non ha voluto rispondere alle nostre domande scomode. Fa parte del personaggio, ha quel carattere lì e noi ci abbiamo fatto il callo, senza personalismi. Mai però, nonostante la ruvidezza spigolosa dell’uomo, abbiamo perso di vista il dato di fatto fondamentale: la genialità intrinseca. La capacità quasi magnetica del fare, di predisporre le cose con un ordine millimetrico, di curare il dettaglio, di amare visceralmente – e lo si vede in ogni angolo della Biblioteca di viale Trento dove sopra all’Inferno ha costruito il Paradiso – quello che sta facendo. Diciamoci la verità: Pelliccia ci ha preso per mano e ci ha portato a capire davvero cosa sia una biblioteca nel 2026. Prima di lui non lo sapevamo, pur frequentandola da anni. E, siamo onesti, non lo sapeva neanche Viterbo.
Ora, però, viene il bello. E Pelliccia deve fare Pelliccia. Deve prendere le chiavi della Zaffera e della Pensilina del Sacrario e scaricarci sopra tutto il coraggio e la visione di cui è capace. Al Commissario straordinario (e mai aggettivo fu più azzeccato, perché una figura con questa capacità realizzativa non esiste da nessuna parte in Italia) facciamo gli auguri più sinceri per questa nuova sfida.
Ma ci permettiamo anche di lasciargli un suggerimento, un appunto a margine. Rifletta molto, il Commissario, sulla Pensilina del Sacrario. Quello spazio può diventare qualcosa di fantastico, di dirompente. Ci ragioni e ci lavori immaginando i bambini. Immaginando la città con la grandezza, la purezza e la nettezza che solo lo sguardo di un bambino possiede.
I piccoli di Viterbo sono stati letteralmente abbandonati da questa città per lunghissimi, colpevoli anni. Privati di spazi, di stimoli, di luoghi a loro misura. Forse, con i laboratori e il centro della biodiversità che nasceranno al Sacrario, è arrivato il momento di restituire a questa generazione tutto quello che gli è stato tolto. La fune è tesa, la scommessa è enorme. Noi, come sempre, rimarremo a guardare i fatti e a tifare, visceralmente, per le cose ben fatte.

















