
EDITORIALI – Nella boxe vince chi gestisce. Vanno bene i pugili dal “cazzotto” forte, quelli che ti buttano giù con un destro ma se un pugile non sa gestirsi o se chi gli sta vicino non sa gestire un pugile difficilmente ne uscirà un campione in grado di segnare l’effimera storia del pugilato.
Osserviamo spesso la politica con in mente i grandi insegnamenti del pugilato. Un’arte antica, se pensiamo che esistono sculture romane in omaggio “al pugilatore”, quella della boxe come lo è quella della politica. Sul ring viterbese, signori e signore, c’è una boxer. Possiamo stare da qualsiasi parte del tifo, con lei o contro di lei, ma non è possibile non riconoscere le abilità, il talento, la capacità di gestire il fiato, la forza, il ritmo.
Chiara Frontini ha stupito con questo rimpasto, il primo del suo governo. Non ci era mai capitato di assistere a un’operazione gestita così. Non a Palazzo dei Priori. Il rimpasto è servito, due uomini (e di che peso) sono usciti e non sono volati gli stracci. Anzi. Eravamo abituati diversamente, con i partiti pronti a impaludare l’azione amministrava del Comune in un eterno gioco di pesi e contro-pesi, pronti a infiammare la stampa locale a suon di dichiarazioni al vetriolo e stuoli polemici.
Frontini rimpasta, lasciano Vittorio Sgarbi e Silvio Franco e questi se ne vanno con il sorriso, ringraziando e parlando bene della sindaca. Trovate una sola volta in cui questo è già capitato al Comune di Viterbo? Se non avete memoria politica vi veniamo in soccorso: non è mai accaduto.
La promessa di un cambiamento della politica locale è avvenuta davvero, almeno sul piano delle dinamiche e dello stile. Questo va riconosciuto al governo di Chiara Frontini.
Dopo un anno sul ring della politica a incassare colpo su colpo la sindaca è ancora lì, in piedi e piuttosto solida. Ha preso tanti colpi, a suon di registrazioni e diffusione pubblica di frasi scomode pronunciate in contesti privati, e non è crollata. Non lo ha fatto nella realtà ma neanche sul piano psicologico, che è poi quello che fa tutta la differenza del mondo quando si parla di boxe (e di politica).
Il rimpasto, così come è stato servito, racconta molto del presente e del futuro. Svela, a occhi liberi e attenti, un cambio di tattica e lo fa esattamente al giro di boa del mandato quinquennale a cui la sindaca è stata chiamata. Si passa dalla gestione dell’emergenza delle occasioni (leggi Pnrr, Fesr e fondi Giubileo) a un cambio di ritmo più improntato al quotidiano e ai bisogni ordinari dei cittadini. Lì dove non c’era tanto equilibrio il rimpasto interviene per dire che è ora di mettere al centro il Verde Pubblico e i Rifiuti e si introduce Giancarlo Martinengo. Lì dove il fiato era corto, leggi Servizi Sociali, c’è un cambio con l’ingresso della Giliberto. Dove c’è necessità di scaricare a terra, leggi sviluppo economico e turismo, si ringrazia Franco (che da teorico ha dato impostazioni nuove) e si mette in gioco un esecutore di livello come Nunzi.
La boxer Frontini riesce a rimanere in piedi, nonostante i colpi subiti e incassati, e cambia atteggiamento scegliendo di darsi fiato, di stabilizzarsi, di dotarsi di energie nuove per scaricare a terra. Due anni e mezzo di creazione, dove non sono mancati errori, la resistenza agli attacchi e la forza di cambiare pelle.
Tutto questo avviene in un buon contesto. Una maggioranza che ha perso due elementi (Bruzziches e Chiatti) ma ha trovato maggiore compattezza. Una maggioranza che rimane composta, che attraversa un rimpasto senza una parola fuori posto. Una maggioranza non certo fatta da consiglieri-fantoccio, come i detrattori vorrebbero descriverli, ma da consiglieri che si comportano lealmente. Che hanno delle cose da dire alla sindaca ma lo fanno in privato, come dovrebbe accadere. Che dimostrano in realtà molta maturità. Perché non esiste chi strilla e chi spara a zero ma, in un mondo per bene, si esiste affermando le proprie idee e posizioni senza necessariamente mettere nel frullatore la merda (capiamo che siamo abituati a questa versione splatter delle cose).
Così, forse, la politica può sperare di diventare anche altro rispetto alla definizione di Formica (“la politica è sangue e merda”) e può tornare a essere gestione di una città, di un territorio, di una comunità. L’erba è alta, la raccolta rifiuti non è perfetta, qualche buca ancora c’è, Pratogiardino non splende, il centro storico ancora soffre, il turismo non è affrontato nella dimensione tecnica che meriterebbe, il patrimonio non è ancora “ripulito” dai mille problemi di sempre, la percezione della sicurezza non è a piombo. Tutto vero, legittime le critiche, ma questa squadra di “scappati di casa” sta lasciando il proprio segno. L’augurio è che possano fare bene, almeno da parte di chi non ambisce allo sfacelo per fare nuove elezioni e riempire con il proprio nome il classico fiume di liste di illusi buono a garantire una poltrona ai soliti volti.


















