L'arrivo a Toronto e le stelle sul marciapiede
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Il motore del mio fidato Vespone scoppietta allegro mentre l’aria frizzante del Canada mi accarezza il viso. Mi lascio alle spalle le luci al neon di Shanghai e, con un balzo oceanico, mi ritrovo a guidare sulle strade di Toronto, la metropoli che ospita una delle comunità italiane più grandi e vibranti del mondo. Questo è il mio diario di bordo. 

I VIAGGI DEL VESPONE – Giro la chiave, metto la prima e mi immetto su College Street, la storica Little Italy. Rallento il Vespone e il mio sguardo cade sul marciapiede: sono sull’Italian Walk of Fame. Le stelle di bronzo brillano sotto le ruote dello scooter, ricordando i grandi nomi della nostra comunità. Mi fermo per un attimo davanti alla statua di Johnny Lombardi, il pioniere che portò la voce e la
musica italiana nelle radio canadesi, facendo sentire a casa migliaia di immigrati.

Rimetto in moto e decido di risalire verso nord, puntando i fari verso St. Clair Avenue West, il leggendario Corso Italia. Guidando tra i negozi con le insegne tricolore, mi sembra quasi di sentire l’eco dei clacson e le urla di gioia del 1982, quando mezzo milione di persone invase questa strada per festeggiare la vittoria dell’Italia ai Mondiali, colorando Toronto di verde, bianco e rosso.

La mia sosta per il caffè

Il viaggio mi ha messo appetito. Metto il Vespone sul cavalletto e mi siedo a un tavolino all’aperto. Mentre ordino un espresso e un cannolo siciliano perfetto, ripenso a una storia incredibile: proprio qui, negli anni ’60, i gestori italiani dovettero combattere con il Comune di Toronto per ottenere la primissima licenza della città per mettere i tavolini sui marciapiedi. I canadesi erano scettici, pensavano che nessuno avrebbe mai bevuto un caffè all’aperto nel freddo del Canada. Ma noi italiani abbiamo cambiato per sempre i costumi di questa metropoli.

Mentre sorseggio il mio caffè, guardo la cartina sul cruscotto del mio Vespone. Il mio viaggio è diventato epico: sono partito da Los Angeles, ho attraversato le pampa fino a Buenos Aires, ho fatto il giro del mondo toccando Melbourne, Tokyo, Shanghai e ora questa splendida Toronto. Il serbatoio è pieno, la Vespa è pronta e i connazionali qui mi hanno accolto a braccia aperte. Ora che ho preso la parola, dove voglio dirigermi? Posso proseguire l’esplorazione di Toronto raccontando l’incontro con un vecchio emigrato in un club sociale, oppure posso accendere i motori per la prossima meta oltreoceano?

© Maurizio Di Giovancarlo Tuscia Fotografia

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Per quindici anni la madre del grande Napoleone fu sepolta nella chiesa delle Monache Passioniste a Tarquinia.
Angel porta un messaggio divino fra gli uomini, che non lo capiscono; o lo capiscono troppo tardi. Non lo hanno capito neppure a Radio1 Plot Machine…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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