

Quanto sta accadendo da un po’ di tempo a questa parte al Comune di Viterbo è abbastanza avvilente. Leonardo Michelini si era presentato ai viterbesi come l’uomo nuovo, peccato poi abbia deciso di fare altro. Non ce ne voglia, ma l’onestà intellettuale che al sindaco non manca gli suggerirà che la fotografia che stiamo scattando non è altro che un’immortalare quanto sta accadendo.
Palazzo dei Priori è diventato un terreno di scontro politico. Non più quindi un luogo dove si amministra la città. Non c’è programmazione di un fico secco, anche le idee scarseggiano e quando ci sono l’esecuzione delle stesse lascia a desiderare. Ma concentriamoci sulla faccenda politica. A buttare l’occhio sul civico uno di via Ascenzi ci viene in mente Craxi: “La politica è lotta feroce per il potere”.
E la lotta feroce per il potere è anche manipolazione della realtà, perché se si vuole avere ragione si hanno due strade: cavalcare la realtà e camminare a braccetto con lei o stravolgerla. Il potere in genere ha sempre avuto un cattivo rapporto con la verità e quindi anche con il giornalismo, quello che cerca – magari a volte anche sbagliando – di rimanere fedele alla materia delle cose. Senza lavorarci di fantasia o di convenienza.
La realtà ci dice che in Comune di Viterbo è terreno di scontro tra due gruppi politici: i “fioroniani” e i “serra-panunziani”. Ci dice che lo stesso scontro c’è dentro al Partito Democratico. Dice anche che la geografia politica del giugno 2013 è completamente stravolta. Che ci sono in consiglio 13 consiglieri che rappresentano un gruppo e 9 che ne fanno un altro.
I 13 sono i “fioroniani” e si sostanziano della minoranza del gruppo Pd (Scorsi, Minchella, Boco, Bizzarri, Fabrini) e dell’aggregato civico formatosi con le elezioni provinciali. Questo aggregato comprende Viva Viterbo, la maggioranza di Oltre le Mura (Ciorba, Simoni, Tofani), Moricoli ma in fondo anche Taborri. I 9 sono composti dalla maggioranza del gruppo Pd (Serra, Quintarelli, Volpi, Mongiardo, Frittelli, Troncarelli, Troili) e dalla minoranza di Oltre le Mura (Insogna e Moltoni).
Per questo l’amministrazione, su un piano strettamente di peso politico, necessita di un riequilibrio. E un riequilibrio, a onor di logica e di verità delle cose, dovrebbe partire dal presupposto di dare il giusto peso a questi due blocchi. Più consistente quello “fioroniano” ma non certo residuale quello “serra-panunziano”. Per andare avanti serenamente ed evitare il mattatoio politico di questi giorni sarebbe servito un sindaco super partes. Cosa che i fatti delle recenti provinciali non ci permettono di dire di Leonardo Michelini. Il sindaco infatti ha commesso un errore madornale, per il bene del Comune di Viterbo che dovrebbe essere la cosa a cui tiene di più in questo momento, nel mettersi alla guida di una nuova creatura politica: ‘Moderati e Riformisti’. Da quel momento Michelini ha perso la sua funzione d’arbitro, che sarebbe stata tanto opportuna.
Sono chiare a tutti le logiche politiche e gli ispiratori che hanno portato alla costituzione di ‘Moderati e Riformisti’ e Michelini è cuore di queste logiche, è uomo che sta prendendo parte alle dinamiche di forza e non da posizione terza. Questo avvelena all’inverosimile il clima politico e di certo non aiuta presentarsi in consiglio con una specie di diktat sulla nuova giunta. Michelini dovrebbe scegliere tra fare il sindaco e cercare di tenere in ordine la situazione dentro la sua maggioranza, mediando tra le parti, o pensare a una carriera politica. In fondo l’uomo nuovo avrebbe dovuto essere questo. Uno con la schiena dritta sulla città, fermo e terzo rispetto ai balletti di potere. Questo permetterebbe di amministrare, di programmare, di progettare, di risparmiare, di chiudere l’era dei marchettifici e di pensare davvero a come aiutare i viterbesi in difficoltà e di sostenere quelli che vogliono far crescere questo territorio e non utilizzarlo in stile cavallette. Caro Michelini, sei ancora in tempo.

















