L'amministrazione Frontini traccia le linee guida della nuova Viterbo: 70% normalità, 30% innovazione
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VITERBO -Il disegno che Frontini ha in mente per Viterbo, da quanto emerge da queste linee programmatiche presentate in sala d'Ercole, è fatto al 70% di un qualcosa di semplice ma non scontato: fare bene anche nel centro della Tuscia quello che altrove (vedi per esempio una qualsiasi città dell'Emilia Romagna) è scontato. A Viterbo di scontato invece non c'è nulla: no la pulizia e il decoro della città, no la cura del verde pubblico, no la sicurezza dei giochi nei parchi per bambini.

VITERBO – Chiara Frontini è diventata sindaco del capoluogo portando davanti ai viterbesi un sogno complesso che parla di cambiamento, di innovazione e se vogliamo di sprovincializzazione della città. 

Raccontarlo in campagna elettorale è un qualcosa, concretizzarlo giorno dopo giorno un’altra. Non sappiamo oggi se Frontini riuscirà o meno, al netto delle rosicate dovremmo tutti augurarcelo. Oggi la presentazione delle linee programmatiche del governo Frontini che abbracciano un arco temporale di cinque anni, fino al 2027. 

Un documento generalista che illustra la trama, ma questa è la natura e il senso delle linee programmatiche. Una strategia di fondo che dovrà tramutarsi in tanti progetti e tattica da applicare per scaricare a terra le idee e trasformarle in realtà. “Un fiume di parole”, come l’ha battezzato l’oppositore Alvaro Ricci. Ma le parole, la lingua, sono la casa del pensiero. E più che alle parole dovremmo guardare al pensiero. 

Il disegno che Frontini ha in mente per Viterbo, da quanto emerge da queste linee programmatiche presentate in sala d’Ercole, è fatto al 70% di un qualcosa di semplice ma non scontato: fare bene anche nel centro della Tuscia quello che altrove (vedi per esempio una qualsiasi città dell’Emilia Romagna) è scontato. A Viterbo di scontato invece non c’è nulla: no la pulizia e il decoro della città, no la cura del verde pubblico, no la sicurezza dei giochi nei parchi per bambini. Il progetto del nuovo sindaco vuole fare della città dei papi una realtà funzionante. Avere dedicato una parte delle linee programmatiche a parlare di “valorizzazione del personale” e “premiazione del merito” non è proprio così banale. C’è una sensibilità dietro e una consapevolezza: “dobbiamo volere bene a quei trecento dipendenti che di lavoro dovrebbero fare girare la più grande realtà lavorativa del territorio. Vi risultano aziende con 300 dipendenti da queste parti? 

Dentro al documento abbiamo trovato aspetti che ci hanno colpito e che a nostro modo di vedere costituiscono quel 30%, che in una città così inchiodata è tantissimo, di spinta innovativa vera. In primo luogo ci è venuto un sorriso grande quando abbiamo letto dell’intenzione di aderire all’Osservatorio Rifiuti Zero. Il fondatore Rossano Ercolini venne invitato a Montefiascone una decina di anni fa (in un evento dove anche chi scrive aveva avuto un ruolo organizzativo centrale). La Fune ha indicato più volte la linea di Rifiuti Zero e il dialogo con Ercolini come una strada da percorrere per dare a Viterbo un sistema efficace di raccolta e gestione dei rifiuti. A Capannori, dove tutto nacque, c’è anche un progetto di recupero dei fondi di caffè dai bar e riutilizzo per la coltivazione di funghi. Non ci crederete ma dall’immondizia hanno creato lavoro, ed è solo un piccolo esempio. 

Scorrendo il documento abbiamo trovato un’altra consapevolezza sull’esigenza, per una città che si proclama turistica, di costruire un lavoro serio sul marketing e la comunicazione territoriale. Infatti l’immagine di Viterbo, la brand identity, non esiste. Non nel modo in cui dovrebbe essere messa al mondo. 

C’è anche un’attenzione per i bambini e per i ragazzi. Si parla dell’istituzione di un consiglio dei giovani, con un budget di spesa. Su questo aspetto della città dei bambini ci aspettiamo molto di più di quanto scritto in questo documento a maglie larghe. Servono spazi aggregativi per i bambini, servizi come il baby pit stop per loro e per le mamme, servono aree gioco vere e non l’aggregazione casuale di uno scivolo e un’altalena. 

Fanno parte dell’ordinario raccontato nelle linee guida del progetto pulizia, sicurezza, decoro urbano, rapporti con i cittadini e le imprese. Troviamo l’obiettivo di un centro storico vivo e partecipato. Il rilancio del centro storico tutto (non solo l’area monumentale di San Pellegrino) e anche i centri storici delle frazioni.

Un passaggio è dedicato all’attenzione alle società partecipate e al loro riordino strategico. Considerate un asset fondamentale da valorizzare. Partendo da Francigena, dove si parla di un rilancio a 360 gradi della partecipata pubblica, con particolare attenzione al Tpl.

Sui rifiuti si punta al virtuosismo della tariffa puntuale (paghi in base a quanto indifferenziato produci). Un significativo passaggio viene fatto sul termalismo. Viene indicata la via del potenziamento del parco del Bullicame: spogliatoi, zona attrezzata per bambini e vasche con acqua corrente. Troviamo anche un focus su Santa Barbara: allargamento e pista ciclabile su strada Capretta, rampa di accesso al raccordo semianello Almirante, Cittadella dello Sport, apertura della palestra delle Querce ultimando e sistemando gli spogliatoi. 

Sul fronte cultura significativa l’intenzione di una gestione del Teatro Unione partecipata dagli operatori culturali locali e la creazione di una film commission. 

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Le più avanzate soluzioni tecnologiche oggi ci mettono a disposizione pacemaker e persino cuori artificiali, braccia e gambe meccanici che sopperiscono ad un handicap fisico, chip sottocutanei per pagare con il pos e aprire porte e siamo sulla buona strada per restituire la vista ai non vedenti ...
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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