L'albero di Natale di Viterbo "Spelacchio" va in soffitta. L'augurio di un simbolo delle feste in città diverso per il futuro
Foto Spelacchio Viterbo
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VITERBO - Il Natale viterbese è alle spalle e senza buttare benzina sul fuoco delle polemiche a feste in corso possiamo ora liberamente dire che l'albero di Natale simbolo delle feste 2024 è stato terribile. 

VITERBO – Il Natale viterbese è alle spalle e senza buttare benzina sul fuoco delle polemiche a feste in corso possiamo ora liberamente dire che l’albero di Natale simbolo delle feste 2024 è stato terribile. 

Vero che mancando piazza del Comune (messa fuorigioco dal cantiere PNRR), salotto naturale delle feste, e ripiegando sugli Almadiani qualsiasi scelta sarebbe stata depotenziata dalla location. Ma è altrettanto vero che un albero bello sarebbe servito a dare un’immagine migliore di queste feste nel centro storico. 

Probabilmente per ragioni di “risparmio” si è optato per l’acquisto di un discendente di “Spelacchio”, il famoso albero brutto dell’amministrazione romana di Virginia Raggi. Poi si è provveduto con una decorazione da giardino di condominio che ha completato l’opera. 

L’augurio è che sulle prossime feste di Natale e per il futuro della città Palazzo dei Priori investa di più e si affidi a una regia meno approssimativa, non adatta a un capoluogo e forse oggi neanche a un paese della qualunque. 

 

 

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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