
EDITORIALE – C’è un momento, in ogni elezione, che le telecamere solitamente evitano di inquadrare, preferendo il rito pagano del brindisi o la smorfia stizzita di chi ha perso. È l’istante in cui la polvere della battaglia elettorale, sollevata da comizi, veleni e promesse, si posa finalmente a terra, rivelando che dietro le sigle, le liste e le ideologie ci sono, banalmente, degli uomini.
A Civita Castellana, dove il centrodestra ha pagato il fio delle sue lacerazioni ataviche – lasciando campo libero a un Danilo Corazza che ha saputo capitalizzare il consenso con la precisione di un metronomo – è successo l’imprevisto. O meglio, l’inusitato.
Claudio Parroccini, l’uomo che ha sognato lo scranno di primo cittadino finché l’aritmetica del ballottaggio non ha sentenziato il contrario (58,32% contro il suo 41,68%), non ha scelto la via del mutismo rancoroso. Ha fatto di meglio. Si è incamminato, ha attraversato il paese, ha rotto il ghiaccio del risultato ormai definitivo. E ha abbracciato Corazza.
Un gesto antico, se volete, ma in tempi di politica ridotta a “guerra civile” digitale, quasi rivoluzionario. Guardando quella scena, il pensiero corre inevitabilmente a ciò che è stato. Civita ha voltato pagina, voltando le spalle a una coalizione di centrodestra che, per troppa voglia di primeggiare, ha finito per frantumarsi sotto il peso delle proprie divisioni. L’uscita di scena di Luca Giampieri, il sindaco uscente, è stato il prologo di un film di cui il ballottaggio di oggi ha scritto la parola “fine”.
Corazza ha vinto, certo. E ha festeggiato con la sua sciarpa “Forza Civita” al collo, incarnazione di una vittoria che sa di riscatto per il centrosinistra. Ma in quell’abbraccio tra vincitore e vinto, in quel contatto fisico che è la negazione plastica dell’insulto via social, c’è una nota stonata – nel senso più alto del termine – rispetto alla consuetudine.
Parroccini, vestendo gli abiti, spesso poco confortevoli e assai ruvidi, dello sconfitto, ha dato una lezione di stile che molti, tra i suoi stessi sostenitori, farebbero bene a studiare. È il riconoscimento dell’avversario, non del nemico. È la consapevolezza che, spente le luci dei seggi, la città resta lì, con le sue strade da rifare e i suoi problemi da risolvere, e che la dignità di un uomo pubblico si misura anche, e forse soprattutto, da come sa accettare il verdetto delle urne. Ci segniamo il nome di Claudio Parroccini, siamo convinti che ne sentiremo parlare a lungo.
Il momento è stato immortalato da Stefano Marigliani e diffuso via social.

















