La vigna delle bambole, dove i giocattoli rotti dei bambini hanno continuato a vivere per anni
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Il campo delle bambole o cimitero delle bambole era pieno di bambole. Ogni vite ne conteneva tante. Era un posto un po' inquietante da vedere e molti ne avevano paura. Qui i giochi rotti dei bambini hanno continuato a vivere per anni, tra i grappoli d'uva del signor Mario.

GROTTE DI CASTRO – Chi si è trovato a passare negli anni Settanta sulla strada che unisce Grotte a Bolsena sa cosa sia “la vigna delle bambole”. In queste ore la pagina Facebook ‘Tuscia – una foto al giorno’ ha pubblicato uno scatto di questo luogo forse un po’ inquietante ma sicuramente capace di raccontare una storia di particolare sensibilità.

Protagonista è il proprietario della vigna dove tra i capi si potevano vedere bambole di ogni tipo appese. Questo signore, ormai scomparso, si chiamava Mario Piccinelli e tutti lo conoscevano come il calzolaio di Grotte. Anche la sua bottega, nel centro storico del paese, viene ricordata da molti perché tappezzata di poster di cantanti e attori dell’epoca.

Il signor Mario aveva inoltre un presepe montato tutto l’anno e tutti i ragazzini andavano da lui per ascoltare storie della guerra e del suo vissuto. Il campo delle bambole o cimitero delle bambole era pieno di bambole. Ogni vite ne conteneva tante. Era un posto un po’ inquietante da vedere e molti ne avevano paura. Qui i giochi rotti dei bambini hanno continuato a vivere per anni, tra i grappoli d’uva del signor Mario.

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Un uomo che ha capito che tutto il successo del mondo non vale quanto la possibilità di riposare all'ombra di un castagno che hai piantato con le tue mani.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Angel porta un messaggio divino fra gli uomini, che non lo capiscono; o lo capiscono troppo tardi. Non lo hanno capito neppure a Radio1 Plot Machine…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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