

VITERBO – La geografia dell’energia sta ridisegnando i confini, e la Tuscia, quasi senza far rumore, si ritrova a essere protagonista di una delle infrastrutture più ambiziose del secolo. Non è solo questione di tubi e acciaio, ma di una visione che unisce il Nord Africa all’Europa centrale, trasformando l’Italia in un crocevia energetico fondamentale. In questo scacchiere, Gallese assume un ruolo chiave: il comune viterbese diventerà infatti sede di una delle due nuove stazioni di compressione da 25 MW, infrastruttura vitale per il funzionamento del “SouthH2 Corridor”.
Una promessa europea
Tutto nasce da una visione condivisa. Roma, Berlino e Vienna hanno messo nero su bianco il proprio sostegno a un’opera ciclopica: un gasdotto di 3.300 chilometri destinato a riscrivere le dinamiche dell’approvvigionamento energetico. Il corridoio meridionale dell’idrogeno, candidato come Progetto di Interesse Comune (PCI) a livello europeo, non è più un’ipotesi, ma un percorso tracciato con l’obiettivo di diventare operativo entro il 2030.
L’infrastruttura si presenta come un sistema “hydrogen-ready”. Questo significa che la condotta sarà abilitata al trasporto sia di gas naturale che di una miscela addizionata di idrogeno (fino al 20%). Un compromesso, certamente, ma che prepara il terreno per la transizione, anche se la cronotabella solleva più di un interrogativo: l’entrata in esercizio nel 2030 ci porterà in un’epoca in cui al gas fossile rimarranno, nel mix energetico europeo, ormai gli ultimi dieci o vent’anni di vita.
Il cuore pulsante in Italia
La parte del leone, in questo progetto, la fa proprio il nostro Paese. L’Italian H2 Backbone si estende per 2.300 chilometri, dalla porta siciliana fino ai confini alpini. La strategia messa in campo da Snam è pragmatica: invece di scavare ovunque, si punta al “repurposing”. Solo il 27% del tracciato italiano (circa 620 km) sarà di nuova costruzione; il resto sarà un sapiente riadattamento di quanto già esiste sotto i nostri piedi.
La capacità è da capogiro: l’importazione dal Nord Africa è stimata sui 18 miliardi di metri cubi (bcm) l’anno, con una capacità di export verso il cuore dell’Europa che toccherebbe i 7,3 bcm. Numeri che, per intenderci, si misurano con colossi come il TransMed o il TAP.
Gallese, la sentinella energetica
Ed è qui che la grande geopolitica bussa alla porta di casa nostra. La dorsale Sud-Nord, che collegherà Mazara del Vallo al nodo di Minerbio, troverà in Gallese un punto di controllo nevralgico. La stazione di compressione da 25 MW che sorgerà nel viterbese non è un semplice impianto tecnico: è il muscolo necessario a spingere il flusso lungo la risalita verso la pianura padana e, da lì, verso Austria e Germania.
Il progetto complessivo si completa con la Dorsale Est verso Tarvisio e la Dorsale Ovest che, partendo dal ferrarese, punta dritto verso Passo Gries, oltre a 530 chilometri di derivazioni pensate per alimentare i distretti industriali più energivori, quelli cosiddetti hard to abate.
Siamo di fronte a una sfida che intreccia politica estera, ingegneria estrema e la necessità di un nuovo equilibrio energetico. Gallese, da questo momento, non è più solo un borgo della Tuscia: diventa un ingranaggio fondamentale di quella transizione verso l’idrogeno su cui l’intera Unione Europea ha deciso di scommettere il proprio futuro.
















