

CHIA (SORIANO NEL CIMINO) — Agosto porta tradizionalmente il caldo e un generale rallentamento delle attività, ma quest’anno a far impennare le temperature nel Viterbese ci pensa la polemica sulla Torre di Chia. Un vero e proprio caso mediatico che rimbalza tra carta stampata, televisioni e social media, infiammando il dibattito attorno a un luogo simbolo, legato indissolubilmente alla memoria di Pier Paolo Pasolini e oggi al centro di una complessa vicenda giudiziaria sugli usi civici.
Al centro della disputa ci sono i terreni e il complesso monumentale gestiti dalla Società Cooperativa di Comunità Promo Chia — che lì valorizza il sito archeologico e combatte lo spopolamento delle aree interne — e la proprietà rivendicata dall’attore Gabriele Gallinari, che aveva acquistato il bene nel 2021 dagli eredi del grande intellettuale. Una compravendita dichiarata però nulla dal Commissario per la liquidazione degli usi civici per il Lazio, l’Umbria e la Toscana, che ha riconosciuto la natura di proprietà collettiva dei beni in capo alla comunità di Chia, amministrata dall’Università Agraria.
Un verdetto efficace, ma non definitivo
Per capire la portata dello scontro bisogna riavvolgere il nastro degli atti giudiziari. Con la sentenza n. 13 del 7 aprile 2025, il Commissario ha stabilito che gli immobili (foglio 70, particelle 21, 22, 119, 122 e 123) costituiscono proprietà collettiva, ordinando la reintegrazione in favore dell’Università Agraria e dando il via, lo scorso 16 giugno 2026, alle relative procedure di esecuzione tramite la Regione Lazio.
Dal canto suo, l’attore Gabriele Gallinari ha presentato appello davanti alla Corte d’Appello di Roma (Sezione speciale usi civici). Sebbene il merito non sia ancora stato deciso e l’udienza sia stata fissata al 4 luglio 2028, lo scorso 14 maggio la Corte ha respinto l’istanza di sospensione degli effetti della sentenza definendo il reclamo “non manifestamente fondato”. Sul piano pratico, la decisione di primo grado è attualmente efficace e pienamente esecutiva, pur in attesa del giudizio definitivo.
La voce della cooperativa: «Basta polemiche sterili»
La polemica mediatica non fa sconti e rischia di frenare il lavoro sul territorio. A lanciare un grido d’allarme è Romolo Nicolai, presidente della cooperativa Promo Chia: «Chi di fronte a un pronunciamento chiaro e inequivocabile della magistratura continua ad alimentare sterili polemiche non produce altro che danni al nostro amato territorio. Fin da quando siamo nati come cooperativa ci siamo impegnati a fare rete con istituzioni e associazioni della zona con l’intento di valorizzare il patrimonio culturale e naturalistico di Chia e dintorni. L’obiettivo è quello di contrastare lo spopolamento delle aree interne e la desertificazione demografica che spingono da una parte i giovani ad abbandonare il paese e dall’altra tanti imprenditori a chiudere le loro attività. Il continuo tornare su questioni già chiarite dai giudici ci costringe a rallentare la nostra azione. A discapito della comunità».
Il sostegno forte di Confcooperative Lazio
Sulla vicenda interviene anche Bruna Rossetti, presidente di Confcooperative Lazio Nord, che ribadisce la vicinanza incondizionata alla realtà locale: «Il sostegno allo sviluppo delle aree interne è uno dei pilastri essenziali della cooperazione. Realtà come Promo Chia dimostrano quanto il modello cooperativo sia in grado di creare spazi di incontro, partecipazione e crescita, valorizzando il patrimonio umano, naturale e culturale attorno ad essi. Sono un esempio virtuoso di collaborazione, cura e capacità di immaginare e costruire un futuro condiviso. Ecco perché saremo a loro fianco finché giustizia non sarà fatta».

















