La suora di Tuscania che guarì misteriosamente dal cancro nei primi anni del Novecento
tuscania
aiac_banner_02
Il 8 marzo, mentre le altre consorelle partecipavano alla Messa, la religiosa, immobilizzata nel letto, vide entrare nella sua stanza un uomo che si presentò dicendo: "Sono il falegname del monastero".

TUSCANIA – La storia di suor Maria Geltrude di Gesù Nazareno è un racconto di fede profonda e di miracolo. Suora del monastero delle Clarisse a Tuscania, dopo aver pronunciato la professione religiosa nel 1868, suor Maria Geltrude si ammalò gravemente di cancro. Nonostante gli sforzi dei medici, la sua malattia era incurabile e le sue condizioni peggioravano. Il 8 marzo, mentre le altre consorelle partecipavano alla Messa, la religiosa, immobilizzata nel letto, vide entrare nella sua stanza un uomo che si presentò dicendo: “Sono il falegname del monastero”. Si sedette accanto al suo letto e le chiese cosa stesse succedendo. Dopo averle ascoltato, le disse di “confidare in Dio” e se ne andò.

Suor Maria, stupita dall’incontro, notò che l’uomo aveva occhi luminosi come stelle e mani troppo bianche per sembrare un falegname. Quando l’infermiera entrò nella stanza e notò una sedia spostata, chiese a suor Maria chi fosse stato a entrare, ma la suora raccontò del misterioso “falegname”. La consorella, incredula, si rivolse alla Madre Badessa, che andò subito a verificare la situazione. La Badessa sapeva della grande devozione di suor Maria Geltrude verso San Giuseppe e aveva pregato intensamente per la sua guarigione, chiedendo che accadesse durante la festa del santo.

Per verificare la veridicità del fatto, la Madre Badessa andò nella stanza della suora malata e, con altre consorelle, pregò San Giuseppe di rivelare su quale sedia si fosse seduto. All’improvviso, una delle sedie cominciò a muoversi, suscitando stupore e meraviglia tra le presenti. Le suore abbracciarono la sedia e lodarono Dio per il miracolo. Da quel momento, suor Maria Geltrude guarì completamente dalla sua malattia.

Visse in buona salute il resto della sua vita, dedicandosi alla preghiera e alla semplicità, rimanendo nascosta nel silenzio del monastero. Morì il Giovedì Santo del 1920, lasciando dietro di sé una testimonianza di fede e devozione che ispirò molte persone.

800 Confartigianato
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

ance
CAMCOMRIVT-banner-web-300x150
400 Confartigianato
CNA 300x300
POST FB 01
monastero interno
lafune_300 x 600
Masicar300x300-optimize
TdP_Inalazioni
asvis 2
Fune 300x300
Foto Fisioterapy Center
aiac_banner_01
Jeep_Compass_apex_300x300_200
Onda
domenicale post