La storia della Pantera nella Tuscia: "Anche io l'ho vista vicino Paparano, e non sono l'unico. Era il 2007"
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Una storia che suscita spesso ilarità in chi l'ascolta, ma chi l’ha vissuta ce l’ha bene impressa in mente. “Per questa storia – scherza il lettore - mi ci prendono in giro da 9 anni, ma io l’ho vista, sono proprio sicuro. Stava sul lato guidatore, non mi ha considerato, ma ha continuato per la sua strada”.

“Anche io ho visto la Pantera e non solo l’unico”. Un giovane lettore de La Fune dopo aver visto l’articolo sul documentario Belva nera girato nel 2013 da Alessio Rigo de Righi e Matteo Zoppis nel quale raccontano gli avvistamenti nelle campagne nella zona di Vejano di una pantera (la storia qui), ci ha raccontato la sua esperienza che per molti è solo leggenda perché della presenza del felino non si è mai trovata una traccia tangibile, oltre alle testimonianze di molti cittadini. Ma la testimonianza è vivida e credibile.

La presenza della pantera torna quindi a far discutere e far riemergere i ricordi di chi l’aveva vista e ne aveva pure fatto denuncia al comando dei Carabinieri. “Erano i primi di maggio del 2007, ero in macchina in piena notte in direzione Vitorchiano. Arrivavo da Viterbo e poco prima di Paparano mi sono visto questi due occhioni sul ciglio della strada. Li ho visti da lontano e quando mi sono avvicinato ho visto che era un felino enorme. Ho anche messo gli abbaglianti per capire meglio ma quando ci sono passato al fianco, stava sul lato del guidatore, mi sono spaventato e sono corso a casa e ho chiamato i Carabinieri ai quali ho detto che era un puma, ma era una pantera. Mi sono sbagliato, era una pantera”.

Della storia non sarebbe l’unico giovane testimone. “Poco tempo fa ho conosciuto dei ragazzi di Grotte Santo Stefano che mi hanno confermato di averla vista anche loro, sempre nella stessa zona e nello stesso periodo, dove ora c’è la rotatoria che porta all’ingresso della superstrada”.

Una storia che suscita spesso ilarità in chi l’ascolta, ma chi l’ha vissuta ce l’ha bene impressa in mente. “Per questa storia – scherza il lettore – mi ci prendono in giro da 9 anni, ma io l’ho vista, sono proprio sicuro. Stava sul lato guidatore, non mi ha considerato, ma ha continuato per la sua strada”.

Gli Stati Generali La Fune
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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