C’era una volta una Pantera Nera, che viveva nelle campagne delle Tuscia
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Sarebbe stata avvistata qualche anno fa più di una volta da più di una persona. In particolare, tra gli altri, dal cacciatore Ercole Colnago, conosciuto in zona come Ercolino e dal “poro” Giovanni.

C’era una volta una Pantera Nera, che viveva nelle campagne delle Tuscia. In zona Vejano, principalmente, dove sarebbe stata avvistata qualche anno fa più di una volta da più di una persona. In particolare, tra gli altri, dal cacciatore Ercole Colnago, conosciuto in zona come Ercolino e dal “poro” Giovanni. I due sono protagonisti di un documentario girato nel 2013 da Alessio Rigo de Righi e Matteo Zoppis nel quale raccontano i loro avvistamenti nelle campagne, le stragi di pecore e la paura nell’incontro con la “belva nera”.

Proprio così si chiama il lavoro che poi racconta anche i tentativi fatti per ritrovarla e lo scetticismo del falconiere Enzo Arcioni. “Ogni anno in inverno ci sono questi avvistamenti, ma non si trovano mai. Che fine fanno ogni anno? Le tracce che si trovano indicano che si tratti di altri animali”. Per cercarla è arrivato in zona anche Tony Scarf qualche anno fa, ex attore in alcuni film con Tomas Milian ed esperto di felini.

Di avvistamenti nella Tuscia ce ne sono stati tanti comunque, anche nella zona di Viterbo, sulla Cassia Nord. Nel 2013 Carabinieri, Forestale e Vigili del Fuoco furono coinvolti in una caccia alla pantera, infruttuosa, dopo la segnalazione di alcuni cittadini.

Il documentario, prodotto da Coda Rosa Film, è su Vimeo.

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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