Aliante della Tuscia - La stirpe dei Tori di Tarquinia che giocò un ruolo nella nascita di Roma
tarquinio prisco
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Del resto come non confrontare il mito del solco tracciato in terra da cui sorse il fanciullo vecchio Tages con il mito di Romolo e del solco che segnò il primo confine di Roma? Seguite questo nuovo viaggio con Aliante della Tuscia.

Iniziamo una nuova settimana volando alla scoperta di storie, leggende e suggestioni della Tuscia. Per approfondire queste tematiche rimandiamo al sito Aliante della Tuscia.

 

Accanto alla probabile fondazione etrusca di Roma troviamo le testimonianze di una leggendaria stirpe taurina. Quella che tra le testimonianze sepolcrali di Tarquinia è fra le più note, la Tomba dei Tori, presenta affreschi erotici che vennero concepiti secondo un simbolismo sacro ricorrente. Qui, come fa notare l’etruscologo Giovanni Feo, l’arte amatoria fine a se stessa c’entra poco. Introdurre del simbolismo erotico all’interno di luoghi sacri, come si riscontra anche nei templi Hindù, è quello di compenetrare nella materia il sacro e il divino.

Da sempre nella cultura antica il simbolo erotico è quello che arreca protezione, prosperità, fecondità e buona sorte. Nella Tomba dei Tori vediamo il dio toro Tark, di cui Tarquinio era lucumone. Ovviamente a scanso d’equivoci ribadiamo che, secondo la tradizionale storia di Roma, quella tramandataci da Tito Livio, Tarquinio Prisco fu il quinto re dell’Urbe. Vi è però un’altra teoria, quella della fondazione etrusca di Roma, secondo la quale durante i primi 4 re, la nostra amata capitale fu poco più che un agglomerato di villaggi che ancora non avevano preso la consistenza di un vero e proprio regno. Solo con Tarquinio Prisco, re etrusco, poté parlarsi della fondazione di Roma anche perché, e questo è un dato oggettivo, Tarquinio è il primo re di cui si hanno fonti certe.

Tornando alla tomba dei tori questa rappresenta una sintesi pittoresca del culto della felicità e della prosperità secondo gli antichi. Vi troviamo figure scure alternarsi a figure più chiare, secondo la tradizione pittorica etrusca; mentre si accoppiano o mentre si scambiano giochi erotici. Il ricercatore francese Jean Richer ha definito questo luogo come il sepolcro della famiglia dei Tarquini, e se ne trovano le conferme nel volto del Dio toro Tark raffigurato nella parete centrale, con un viso umano e una folta barba. In questo volto il Lucumone Tarquinio vedeva incarnato tutto il suo potere e il prestigio di quella stirpe etrusca che, forse, diede i natali a Roma.

Del resto come non confrontare il mito del solco tracciato in terra da cui sorse il fanciullo vecchio Tages con il mito di Romolo e del solco che segnò il primo confine di Roma? Queste somiglianze riportano tutte al legame indissolubile con la madre Terra da cui proveniamo e per la quale gli Etruschi ebbero grande rispetto. Le figure attorno al Dio Tark, sempre nella Tomba dei Tori, riprendono movenze sensuali in stupende giostre di corpi umani e rappresentano un richiamo tangibile alle “nozze sacre”, rito tipico praticato dagli adepti di Tark. Sempre nei riguardi di Tarquinia, da dove sarebbe originario Tarquinio, sebbene suo padre si dice fosse greco, Richer fa notare che, secondo la proiezione astrale, la regione di Tarquinia viene a trovarsi sotto il segno zodiacale del Toro.

Sempre Jean Richer ribadisce che non lontano da Tarquinia esistevano le terme Taurine, sito scoperto con gli scavi archeologici effettuati in una campagna ad est di Civitavecchia. Troppe coincidenze ricollegano dunque le zone limitrofe dell’Urbe alla leggendaria e straordinaria stirpe dei Tori che, nei secoli ha lasciato indelebili tracce della sua magnificenza.

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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