
EDITORIALE – Gira la ruota. Finita la “sbornia” dei giorni di apertura del Natale ci troviamo su piazzale Gramsci. C’è una ruota panoramica che gira lenta, più lenta dei giorni scorsi. Probabilmente perché sopra non c’è nessuno. Non c’è niente e nessuno neanche sotto, è sola.
La solitudine plastica della ruota panoramica di Pratogiardino ci porta a riflettere sulla città. Sta vivendo un bel Natale, bisogna darne atto. C’è entusiasmo, ci sono cosa fatte bene e altre senza senso ma se il parametro è quello che accadeva negli anni precedenti (forse) siamo andati avanti. La ruota però gira lenta, ci ipnotizza. Siamo dentro al ‘Sabato del Villaggio’. I rumori dei giorni di calca sono lontani, ora c’è la solitudine della ruota.
Cosa si vede da lassù? Sicuramente la solitudine di Campoboio, dove (viva Dio!) almeno stanno rifacendo il parcheggio ma dove comunque c’è ancora un rudere dei bombardamenti della seconda guerra mondiale. Sicuramente la solitudine dei lavori, eterni e infiniti, allo stallone del papa di piazza Sallupara. E contemplata la solitudine di un recupero ultradecennale si somma la solitudine della domanda: che ci faranno? A chi lo daranno? E sarà funzionale a costruire una Viterbo più grande o solo a fare più grande la vanità di qualcuno?
Dalla ruota vediamo la solitudine della Pensilina del Sacrario. La solitudine di averci “buttato” prima i soldi del Piano Plus (era Marini) e ora quelli del PNRR. Uno spazio microscopico costato un occhio della testa, in pochi anni, ai viterbesi. Solitudini della politica.
Sentiamo la solitudine del Museo Civico di piazza Crispi che non ha mai funzionato. La solitudine di un direttore che non viene nominato dall’era Marini. La solitudine della spogliazione di quel Museo dei suoi più grandi capolavori come le opere viterbesi di Sebastiano Del Piombo. La solitudine di Palazzo Fabbretti, dove si scambiano droga e chissà cosa altro, nell’indifferenza di tutti. Sentiamo la solitudine di un Polo Unico delle Biblioteche mancato. La solitudine di quei bonifici che Comune di Viterbo e Provincia di Viterbo fanno per pagare a una fondazione bancaria gli spazi di Viale Trento.
Abbiamo un brivido quando avvertiamo la solitudine di quel ticket regalato per parcheggiare un’ora in centro, come a lanciare il messaggio che “in centro vengo solo se me lo regalate”. C’è la solitudine delle ciclabili, opera importante per il futuro della città ma in parte ancora non collaudate e quindi ridotte a barzelletta da bar. La solitudine per l’assenza di una mostra vera che manca in città dall’eclissi di Sgarbi.
Dalla ruota si sente molto. Il suo girare lento ti permette di vedere. Sfonda “il bombardamento” mediatico, fatto male, costruito dai vari protagonisti di questo poco entusiasmante “trono di spade” in salsa viterbese. Dalla ruota tutto è più semplice, essenziale, definito. Perché la ruota cambia il tuo punto di vista: ti avvicina e ti allontana. La ruota è comprensione. Ci viene in mente non un qualche poeta, non un qualche filosofo ma Vasco: “Siamo soli”.


















