La mosca di Velo - Il nostro Tevere non ha nulla da invidiare ai fiumi "blasonati"
velo
800 Monastero
Buongiorno e be ritrovati su queste pagine. Nella parte superiore e mediana il nostro Tevere non ha nulla da invidiare ai fiumi più “blasonati”. D’altra parte, lì le acque sono più limpide ed il fondale non è affatto sabbioso come invece troviamo nel tratto che ci è più comodo, quello che scorre lungo il confine Umbro-Laziale.

Buongiorno e be ritrovati su queste pagine. Nella parte superiore e mediana il nostro Tevere non ha nulla da invidiare ai fiumi più “blasonati”. D’altra parte, lì le acque sono più limpide ed il fondale non è affatto sabbioso come invece troviamo nel tratto che ci è più comodo, quello che scorre lungo il confine Umbro-Laziale. Noi siamo abituati a vederlo color sabbia, e non ci asteniamo dal definirlo un fiume “sporco” semplicemente perché non riusciamo a vederne il fondo se non raramente, quando i lavori di escavazione di sabbia lungo il suo percorso si interrompono durante i giorni di festa.

Ma sbagliamo a snobbarlo solamente per via del paesaggio non proprio simile a quelli in cui siamo abituati a collocare la pesca a mosca. Qui non troveremo fresche e chiare acque cristalline che scorrono su ciottolame degno di ospitare salmonidi e timallidi. Dovremo limitarci (si fa per dire) a lanciare le nostre mosche in un’acqua non proprio limpida ed in cui raramente troveremo attività di schiuse di insetti e, quindi, bollate costanti e ripetitive.

Dovremo abbandonare l’idea di usare canne corte e code leggere, di pescare solo sulla bollata, di attendere pazientemente sulla riva l’evidenza della presenza del pesce.

Al contrario, faremo uso di una attrezzatura un po’ più lunga e potente, dovendo non di rado usare esche voluminose e pesanti, magari su code affondanti o (meglio) affondanti di punta (sinking-tip).

O ninfe appesantite in modo da vincere la profondità o la potenza della corrente. E finali non troppo lunghi ma robusti perché può sempre succedere di incocciare in prede di grosse dimensioni, dal cavedano al perca, dal luccio al black bass passando per la carpa ed il carassio e senza dimenticare la presenza – nefasta quanto indesiderata – del siluro.

Opteremo dunque per grosse mosche sommerse o streamer nelle correnti più o meno sostenute e passeremo a popper (ad imitare topolini) di buone dimensioni in quelle zone di acqua più calma in cui riteniamo possano celarsi predatori.

La ferrata dovrà essere potente e repentina ma soprattutto non dovremo “lasciare coda” per evitare che, facendo leva sulla corrente, il nostro amico ci lasci con un palmo di naso. Forzare, quindi, senza lasciarsi prendere dal panico e senza cedere nulla: l’amo – ovviamente senza ardiglione – sarà ben conficcato nel palato del pesce e tenendo il tutto in tensione si eviteranno slamature inopportune.

Non dimenticatevi il guadino e, soprattutto se usate i wader, fate uso di un solido bastone da guado (wading staff): la corrente può giocare brutti scherzi a chi si fida troppo delle proprie forze…

In particolare, usate molta prudenza quando siete in acqua fino alla cintola (meglio, molto meglio se evitate di entrare oltre le ginocchia) ed assicuratevi di avere un piede solidamente posato sul fondo prima di spostare l’altro piede. Mai e poi mai, inoltre, presentare le spalle a monte. La forza della corrente che batte sul retro delle ginocchia può farvele piegare e quindi farvi finire in acqua!

Non ci troveremo sicuramente trote o temoli, ma il divertimento non sarà diverso se avremo la costanza di ispezionare le correntine e gli avvallamenti del fondale, individuando, grazie al nostro senso dell’acqua, i punti migliori di stazionamento dei predatori.

Ecco, questa è la tecnica più consona per il biondo Tevere qui, dalle nostra parti. Di punti buoni per praticare la nostra passione ce ne sono parecchi. La zona di Bomarzo, per esempio, ai piedi del paese di Mugnano. Conviene superare il ponte e prendere la prima stradina sulla destra che, risalendo verso monte, costeggia il fiume per un buon tratto. Lasciate l’auto dove vi è più comodo. Proprio sotto il ponte c’è una bella buca, con acqua calma mentre risalendo per un bel pezzo troverete raschi e correntine varie, tutte promettenti.

Se invece preferite scendere la corrente, vi conviene rimanere al di qua del ponte e prendere la strada che – venendo da Bomarzo – trovate sulla destra. Anche qui parcheggiate dove vi aggrada ed esplorate i dintorni…
Non vi sono grosse difficoltà di lancio ma a causa della scarsa limpidezza dell’acqua è difficile valutare la presenza di oggetti sommersi e quindi zone di stanziamento delle nostre prede.

Il Tevere, qui da noi, è ancora sconosciuto alla maggior parte dei moscaioli e nasconde delle vere e proprie sorprese, senza dimenticare, oltre alle specie già menzionate, una buona quantità di barbi che non è difficile incocciare pescando a ninfa, soprattutto nella stagione primaverile.

Che aspettate, dunque? Il Biondo Tevere vi aspetta. Arrivederci alla prossima puntata!!!

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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